Il giallo della badante polacca, l’ex infermiere davanti al giudice

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

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Ascoli PIceno, 19 novembre 2015 – Si sono costituite parte civile le due figlie di Jadwiga Maria Stanczyk, la donna polacca di 53 anni che sarebbe morta in un incidente stradale avvenuto all’alba del primo dicembre 2013 sul ponte di San Filippo. Le due giovani sono arrivate direttamente dalla Polonia, dove vivono assieme ai rispettivi mariti, e, accompagnate da due interpreti residenti ad Ascoli, hanno partecipato alla prima udienza preliminare a carico di Valerio Passalacqua, l’ex infermiere ascolano di 60 anni indagato per omicidio colposo e omissione di soccorso. Una di loro è scoppiata in lacrime davanti al giudice, mentre si stava ricostruendo la dinamica dell’incidente che avrebbe provocato la morte della madre.

L’avvocato di Passalacqua ha però eccepito la mancanza di certezze sul fatto che le due potessero essere effettivamente le figlie della 53enne, nonostante avessero presentato dei documenenti che accerterebbero la parentela. Non sono mancati momenti di tensione tra le parti. Il giudice ha ammesso la costituzione di parte civile e ha rinviato al 16 marzo l’udienza, per consentire la citazione del responsabile civile e cioè l’assicurazione. «Abbiamo sollevato un’eccezione di inammissibilità sulla richiesta di risarcimento del danno – ha spiegato l’avvocato che assiste l’ascolano, Massimino Luzi –. Il decesso della donna non è stato provato. Quindi non c’erano i presupposti giuridici».

Il cadavere della badante non è mai stato trovato. L’ipotesi è che l’incidente avvenne all’alba del primo dicembre 2013 sul ponte di San Filippo. Jadwiga Maria quella mattina si stava recando a lavoro in casa di un anziano, in zona Monticelli. Secondo la riscostruzione degli inquirenti, mentre transitava sul marciapiede del ponte un’auto è uscita di strada e l’ha travolta. Successivamente le indagini hanno consentito di risalire a Passalacqua, che, dopo aver passato una serata in compagnia di amici, avrebbe attraversato il ponte con la propria auto per rientrare a casa, in un orario compatibile con il passaggio della 53enne. L’uomo avrebbe riferito agli inquirenti di aver visto una sagoma in quel punto e in quell’orario, ma ha negato ogni responsabilità sull’incidente. In seguito all’impatto, la donna sarebbe stata sbalzata oltre il parapetto del ponte finendo nelle sottostanti acque del fiume Tronto. Le ricerche del corpo, iniziate subito dopo l’allarme lanciato per la scomparsa, andarono avanti per diverse settimane, arrivando fino a controllare le acque a largo della costa pugliese. Di Jadwiga Maria, però, nessuna traccia.

 

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