Il magico fiume Foglia con gli uccelli acquatici che hanno prolungato la stagione

Fonte Il Resto del Carlino –
Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Pesaro, 26 agosto 2014 – La stagione estiva loro l’hanno già prolungata. Perché beneficiano della formula del «meteo inverso»: gli va di lusso con l’acqua anziché col sole. Loro sono uccelli, anfibi, pesci, insetti. Rettili e piante. Tutto quello, insomma, che popola una zona umida. A fine agosto, in riva al Foglia (FOTO), l’area del galoppatoio pare ancora un angolo del delta del Po: acquitrini, prati umidi, boschetti allagati. Sette specie di aironi, dal bianco maggiore al rosso passando per la sgarza ciuffetto, anatidi vari. E poi rapaci (falco di palude su tutti), uccelli di ripa, passeriformi. I coloratissimi gruccioni e martin pescatori, l’inconfondibile upupa.

D’intorno volpi, caprioli, tassi, istrici. E pure lo scoiattolo, che troverà certo qualcosa da sgranocchiare. Se ne sono accorti pesaresi e turisti, sempre più numerosi, che frequentano la pista ciclabile, prolungata dalla scorsa primavera fino al galoppatoio. Anche le persone digiune della materia hanno capito che quelle chiazze bianche sui rami non sono buste di plastica al vento ma garzette. Ciclisti, podisti, pattinatori e passeggiatori sempre più spesso indugiano nell’osservazione dell’insolita fauna. Gli uccelli non sono troppo disturbati dalla presenza umana (finché i curiosi restano a distanza di sicurezza), così come i cavalli al pascolo tollerano la presenza degli aironi guardabuoi che li ripuliscono dai parassiti.

Il segreto di quella bassura, che non ha eguali in provincia per varietà di specie, è semplice: molto sfruttata prima (cave in primis), abbandonata poi, è stata lasciata a se stessa. La natura ne ha fatto un laboratorio di biodiversità, mettendo su una catena alimentare ricca e complessa: gli anfibi (rane, rospi, tritoni) hanno cominciato il ciclo riproduttivo addirittura a febbraio, approfittando dell’inverno mite, le piene del Foglia (l’ultima a maggio) hanno alimentato l’area a più riprese e portato i pesci, il resto è venuto di conseguenza. Ci sono persino farfalle rare, pensate un po’. Fioriture mozzafiato. E praterie inondate di cavallette. Regolarmente predate dagli uccelli.

La zona umida del Foglia, là dove il fiume disegna qualche meandro, in verità è un sistema più ampio di cento ettari, comprendente anche i laghi Penserini (su sponda opposta) e l’area Pantanelli, dove l’acqua si è ritirata da poco. Preziosissima dal punto di vista idraulico (durante le piene è in grado di trattenere fino a 300.000 metri cubi d’acqua), oltreché naturalistico (tra le specie non si contano quelle poste in direttiva Habitat, quindi meritevoli di tutela), tanto che l’Ufficio acque della Provincia e il Consorzio di bonifica l’hanno inserita all’interno del progetto Foglia.

Adesso si pone una questione, sollevata già da più parti sui social network: tra qualche giorno si apre la caccia e d’intorno è già iniziata la costruzione dei capanni. A poche decine di metri dalla nuova pista ciclopedonale. Facile prevedere il sorgere di conflitti; per non dire del rischio di incidenti. Anche perché gli amministratori si sono guardati bene dal regolare la materia: al Comune, che ha portato la pista dentro i territori di caccia (l’antico pian di Mascarin, in gergo, ora in gran parte urbanizzato), interessa più il consenso dei ciclopedoni, alla Provincia quello dei cacciatori. Le decisioni scomode (la creazione di un’area di rispetto, ad esempio) non le prende nessuno. Anche perché nessuno, a parte i cittadini avveduti, si è posto il problema.



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