«Il nostro grande amore? Un mix di lirica e musica pop»

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Pesaro, 7 novembre 2015 – Uniti nella vita, come sul palcoscenico, da una grande passione: il belcanto. Dopo il ciclo di concerti che li ha portati nei teatri di tutto il mondo, gli Operapop (la lauretana Francesca Carli, soprano, e il pesarese Enrico Giovagnoli, tenore), antesignani di un genere che fonde il linguaggio pop all’esperienza del teatro lirico, tornano in sala di registrazione per terminare il loro nuovo album.

Il lavoro è anticipato dal singolo Lascia che sia amore, video visibile qui sopra, girato ad Expo.

Quali novità ci dobbiamo aspettare da questo nuovo disco?

«E’ un lavoro a trecentosessanta gradi – spiega Francesca –. Contemplerà i grandi classici della lirica, reinterpretati in chiave moderna e arrangiati nel nostro stile, oltre a brani inediti che raccontano del nostro amore e l’amore per la musica, con sonorità che piaceranno ai giovani, ma anche ad un pubblico più adulto».

Siete concentrati ancora sull’amore, cuore del vostro progetto artistico e professionale. E Grande Amore è l’altra canzone scritta per voi 12 anni fa, portata al successo dal Volo a Sanremo 2015. Cosa è cambiato tra i due brani?

«E’ un tema sempre attuale – afferma Enrico –. Tutti hanno una maschera davanti per apparire in un modo piuttosto che in un altro. Le persone vogliono spacciarsi per fredde e razionali. Ma quando procuri loro emozioni vengono a dirti grazie».

Il video è stato girato ad Expo, perché?

«Per mesi è stato il luogo-simbolo dell’incontro delle culture così come vuole essere la nostra musica, universale», spiega Francesca, passando la parola ad Enrico.

«Ha un significato simbolico e concettuale. Mentre cantiamo, non sono state escluse le immagini della gente che cammina intorno a noi, è la vita che si muove».

Siete stati tra i precursori del genere pop-lirico, con la benedizione di Luciano Pavarotti. Cosa ha lasciato nella vostra musica?

«E’ stato un maestro. Nel nuovo album ci sono due brani legati a lui, uno è quello cantato il giorno del nosto incontro. Ma il titolo lo sveleremo durante la presentazione del disco».

Dice Enrico: «Una volta, parlando di come raggiungere la fama, segnò un puntino al centro di un foglio. “Questa è la voce”. Poi tracciò un cerchio grandissimo: “E questo è l’intelligenza del cantante”».

Rispetto a formazioni più giovani come quella de Il Volo, vi è mancata la grande notorietà. Il pubblico è maturato?

«Dieci anni fa il mercato non era ancora pronto a un cambiamento così radicale, serviva tempo e noi eravamo forse troppo avanti. Il nostro manager è amico di Tony Renis (manager del Volo ndr) e non è escluso che possa partecipare ad una nostra prossima produzione. Sperimentare ci piace e magari, un giorno, ci vedrete con l’orchestra sinfonica Rossini nella rilettura di un brano heavy metal».

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