Il Pantheon del Duca. Torna lo studiolo di Urbino

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Urbino, 12 marzo 2015 - Lo studiolo del Duca non è più dimezzato. Uno dei luoghi più rari del Rinascimento italiano è stato ricondotto alla sua interezza (FOTO). Dopo quasi quattro secoli, grazie a una mostra che da oggi proseguirà fino al 4 luglio, sono infatti rientrati a casa 14 dei 28 “Uomini Illustri” custoditi per metà al Louvre.

Si tratta di un’affascinante ricostruzione, promossa da ministero per i Beni culturali, soprintendenza, Regione Marche, Città di Urbino, Urbino International Centre, Marche Expo 2015 e dal Distretto Culturale Evoluto, che rende giustizia della razzia avvenuta nel 1633 (oltre 380 anni fa), quando il cardinale Antonio Barberini prelevò dalla loro collocazione originaria, Palazzo Ducale (oggi Galleria nazionale delle Marche), 14 dei 28 celebri ritratti che componevano la decorazione dello Studiolo. Le tavole, dopo varie vicissitudini, finirono per essere acquisite da Napoleone III, approdando infine nel grande museo parigino.

«Siamo riusciti in questo piccolo miracolo – ha spiegato durante l’anteprima di ieri la soprintendente, Maria Rosaria Valazzi – . Il Louvre ha subito creduto a questo progetto e al contributo scientifico che Urbino può dare».

«I tableaux – ha commentato invece l’assessore regionale Pietro Marcolini, parole riprese anche dal sindaco di Urbino, Maurizio Gambini – sono finalmente tornati a casa. Lo Studiolo non è solo una grande opera d’arte ma anche un modo di vedere le cose, il mondo, di coniugare politica e cultura».

Soprattutto è l’esempio di come nel Duca Federico, uomo tra i più carismatici del Rinascimento, si siano coniugate virtù militare e sapienza, caratteristica personale e segno di una nuova stagione. La mostra, che ha anche il merito di approfondire lo sguardo scientifico su queste opere con il supporto dell’Università di Urbino, riesce così a regalare una visione finalmente fedele di ciò che il grande committente poteva osservare durante le ore dello studio e dell’ozio, nel significato che questo termine aveva presso i latini.

Platone, Aristotele, San Girolamo, Tolomeo, Sant’Agostino, Vittorino da Feltre, Bessarione, Solone, Sisto IV, Pietro d’Abano, Dante Alighieri, Seneca, Virgilio, San Tommaso d’Aquino. Sono questi nomi e volti degli Illustri (attribuiti in parte a Gusto di Gand e, quasi unanimemente, in parte a Pedro Berruguete) che tornano a ripopolare uno spazio, non solo fisico, nel piccolo pantheon culturale e artistico del Duca.

Sguardi, pose, espressioni che vanno a ricomporre un puzzle scisso dall’irruenza della storia ma che ora, tutto d’un tratto, paiono tornare a dialogare come se questi 400 anni non fossero mai trascorsi.

Arrivare fino qui tuttavia non è stato uno scherzo: «Voglio citare le difficoltà – ha ricordato a tal proposito Maurizio Cecconi, amministratore delegato di Villaggio Globale International, la società che si è occupata dell’evento – . La prima, quella di pensare ad una mostra che non fosse solo “piaciona”, ma in grado di affrontare anche la complessità, come accade ad esempio per i contenuti multimediali che si occupano dei vari restauri». Cecconi ha citato un aneddoto: «Il primo incontro al Louvre è avvenuto il giorno stesso della nomina a direttore di Martinez».

L’ultimo intervento inaugurale è stato quello dello storico dell’arte Carlo Bertelli, curatore scientifico assieme ad Alessandro Marchi e a Valazzi: «Ho notato nei colleghi francesi – ha raccontato – la profonda fiducia nel silenzioso lavoro di Urbino, nel fatto che la città e la sua Università potessero portare un contributo alla ricerca anche nella storia dell’arte».



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