Il paradosso delle fusioni

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Fermo, 25 ottobre 2015 – Oramai sembra che non ci siano alternative all’accentramento di enti e servizi, e agli accorpamenti di territori, dai piccoli comuni fino alle regioni. Si taglia e si riduce velocemente nel nome dell’efficienza da recuperare, dei conti da migliorare e della crisi da superare.

Se la Prefettura, da un lato, è salva per l’annunciato ritiro dello schema di riordino del ministero dell’Interno, dall’altro può tornare a rischio in futuro, se farà passi avanti quella riforma complessiva che ha in mente il governo Renzi e che, sulla scia della fusione delle regioni, dovrebbe portare a una organizzazione slegata dai confini territoriali e basata sulle affinità industriali ed economiche. Ogni attuale capoluogo non potrà continuare ad avere tutto (chissà cosa ne pensano ad Ancona?), uffici ed enti periferici andranno collocati nei luoghi più appropriati.

Non importa se tutto ciò comporterà più costi per i cittadini – che magari dovranno andare a Macerata per Confindustria, a Fermo per la Camera di commercio e ad Ascoli per la questura – l’importante è che risparmi (ma sarà vero?) lo Stato.

Ma il bello, o il brutto – fate voi – di questo scenario futuro è che inizia a delinearsi proprio quando fuori dai nostri confini apprezzano sempre più l’Italia dei campanili e del quieto vivere nei piccoli borghi. I quali – secondo studiosi indigeni – torneranno a brillare anche grazie al ‘controesodo’ squisitamente italico per la fuga crescente dalle grandi città.

Quindi, il paradosso che potrebbe delinearsi è, ad esempio, il seguente: mentre tanti vorrebbero venire vivere a Smerillo, Montefalcone, Santa Vittoria, Monteleone, Montelparo e altri paesi confinanti, qualcuno unirà questi comuni, facendogli perdere, proprio sul più bello, le qualità del loro possibile e atteso riscatto.

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