Il racconto del carabiniere eroe: "L’ho salvata parlandole al cuore"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Ancona, 25 ottobre 2015 - Il suo senso di umanità è disegnato nelle rughe e nell’espressione del volto immortalato mentre abbraccia la donna a cui ha appena salvato la vita. Carlo Morresi, appuntato dei carabinieri della stazione di Falconara Marittima, a una manciata di chilometri da Ancona, venerdì ha strappato a morte certa una donna che sul ciglio della balaustra del cavalcavia ferroviario (FOTO) nei pressi della stazione continuava ad urlare che la sua vita non aveva un senso, che era stanca di non essere calcolata da nessuno.
Come l’ha convinta a desistere, come ci è riuscito?
«Abbiamo parlato di Dio».
E crede sia stato sufficiente?
«Certo che no. Continuavo a ripeterle che ci vuole più coraggio a vivere che a morire. Lei mi ascoltava, mi guardava negli occhi ma non diceva una parola. Poi ad un tratto…»
Cos’è successo?
«L’ho vista chiudere gli occhi e girarsi verso il vuoto. Aveva i piedi che sporgevano dalla balaustra. Sarebbe bastato un soffio».
E lei cosa ha fatto?
«Le ho preso la mano, gliel’ho toccata con dolcezza. Continuava a ripetermi: ‘È’ inutile, tanto mi butto lo stesso’. In quei momenti non ci sono tecniche da seguire, non c’è logica, non ci sono calcoli da fare. Io ci ho provato con le parole e mi è andata bene».
Cosa le ha detto?
«Sappi che io sono qui con te, tu sei una povera disgraziata come me, come tanti di noi che fanno enormi sacrifici per vivere e che a volte, anzi troppo spesso non vengono ringraziati per quello che fanno e per quello che danno. La vita ci mette continuamente a dura prova, con me lo ha fatto».
A cosa si riferisce?
«Alla morte di mia figlia. Era il 5 giugno del 2008. Era molto giovane, in macchina, un incidente terribile dalle parti di Modena. E adesso basta che non ne voglio parlare più (e la voce diventa tremula)» .
Ma è vero che ha convinto quella donna a non lanciarsi nel vuoto raccontandole di sua figlia?
«È vero. Le ho detto: ‘Oggi non morirà nessuno e sai perché? Perché oggi (ieri ndr) sarebbe stato il compleanno di mia figlia che non c’è più. Non puoi rovinarmi questo ricordo bellissimo’».
E lei?
«Ha cambiato atteggiamento, mi ha stretto la mano più forte. Ho continuato a parlarle, avevo capito che forse ce l’avevo fatta. ‘Vieni con me, vorrei raccontarti tutto’ le ho detto. Lei aveva paura che fossi un dottore. ‘Sono un carabiniere, sono qui per te’».
E a quel punto lei ha deciso di scendere dalla balaustra?
«È così. L’ho avvicinata, tenendole sempre la mano. Le ho detto: ‘Facciamo una scommessa, vieni con me. Ti dimostro che non siamo tutti uguali’. Lei ha capito e ci siamo abbracciati».
Cosa ha provato in quel momento Carlo, quanto è stata importante per lei questa storia?
«Ne ho viste tante in venti anni di servizio. Pochi giorni fa, il 4 ottobre, avevo salvato un’altra persona che voleva uccidersi sempre a Falconara. È stata lei a darsi un’altra possibilità di vita. Io non sono un eroe, sono un carabiniere». Un grande carabiniere.

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