Il racconto della suora diventata mamma: "Io violentata, mi tengo il bimbo"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

San Severino Marche (Macerata), 26 gennaio 2015 - Irakoze, che tradotto in italiano vuol dire ‘Miracolo di Dio’. La mamma l’ha chiamato così, riconoscendolo subito come suo figlio. La loro storia è un inno alla vita che vale la pena raccontare. Lei ha 35 anni ed è di origini africane, lui – il piccolo – è venuto alla luce qualche giorno fa nelle Marche, a San Severino. Domenica scorsa la donna – alta e magra – si era presentata in ospedale vestita da suora, con il crocifisso sul petto, lamentando forti dolori al ventre e di lì a poco, trasferita d’urgenza in sala parto, ha messo al mondo un bellissimo bebè di tre chili. Non sapeva di essere incinta, ha riferito poi ai sanitari. E all’oscuro di tutto era anche la consorella che l’aveva accompagnata al pronto soccorso.

Non v’è dubbio che una suora-mamma faccia scalpore, specie in un territorio come quello della provincia di Macerata dove è ancora viva la discussione sul caso della religiosa congolese che, tolto l’abito, ha richiesto e ottenuto la sua bambina – inizialmente non riconosciuta – da una famiglia di Tolentino cui era stata data in affido. Con quella storia c’è un’analogia, ma ci sono anche due differenze sostanziali.

Il paragone collima per il fatto che all’origine della gravidanza delle due donne c’è un abuso, una violenza, e non un atto d’amore condiviso e voluto. I due casi invece si discostano perché Irakoze è stato subito riconosciuto dalla mamma, la quale non è ancora una suora avendo iniziato un cammino vocazionale soltanto pochi mesi fa e non è mai arrivata a dire il suo ‘sì’ al Signore in una professione solenne dei voti. Ecco spiegato il motivo per cui la donna è entrata ed uscita dall’ospedale di San Severino senza il velo sul capo.

Dal reparto di Ostetricia è stata dimessa giovedì ed è tornata all’interno della comunità dello Smac, le Sorelle missionarie dell’amore di Cristo, dove è arrivata lo scorso maggio dal Burundi.

Le suore, in quell’angolo poverissimo dell’Africa, hanno una loro missione e la ragazza era una delle tantissime persone che trovano ogni giorno accoglienza e assistenza in parrocchia. Poi la decisione di iniziare un cammino di discernimento per dare risposte a una possibile vocazione e l’arrivo in Italia per imparare la lingua. Quando è arrivata a San Severino era già incinta da qualche settimana. Ma non ha mai detto nulla in proposito. Fino a domenica, quando poco dopo le nove del mattino ha fatto nascere il suo piccolo con un parto naturale, raccontando poi di essere stata violentata in Africa. Il bimbo, poche ore dopo il parto, è stato trasferito all’ospedale di Macerata per problemi respiratori. Sembra che le acque si fossero rotte da tempo e che il liquido amniotico stesse ormai venendo meno. Ma ora Irakoze sta meglio e lei lo terrà con sé, rinunciando così per sempre alla veste religiosa. Le Suore dello Smac le fanno muro intorno e assicurano che si prenderanno cura di lei e di Izaroke.



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