Il segno sottile di Rembrandt ispirato dal grande Barocci

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

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Urbino, 22 marzo 2016 – Rembrandt è uno di quei pochi artisti mondiali che si identificano già solo col nome al pari di Raffaello, Leonardo, Michelangelo. Forse anche perché il resto del suo patronimico è complicatissimo (van Rijn Harmenszoon). Molti suoi pari ebbero molta fortuna nei secoli scorsi perché – al di là del valore degli autori – ottennero una intensa pubblicità dall’attività di diffusione dei loro soggetti attraverso la produzione di calcografie che fecero arrivare nelle case borghesi (e poi negli uffici pubblici) le riproduzioni delle opere più o meno note.

Ebbene, Rembrandt (1606 – 1669) tagliò corto questo percorso perché a differenza di Raffaello, Leonardo e Michelangelo fu lui stesso grande calcografo, mostrando anche attenzione – questa è la novità – per il collega pittore urbinate Federico Barocci (1535 – 1612), pure lui calcografo.

La prova? «Quando Rembrandt morì, nella sua casa trovarono stampe del Barocci, e quindi si presume che l’autore morto ad Amsterdam fosse intento a studiarle», racconta Luigi Bravi, presidente dell’Accademia Raffaello di Urbino, che fino al 1 maggio ospita nella Bottega di Giovanni Santi la mostra Rembrandt pittore.

L’incisore Rembrandt non è meno interessante del pittore, perché nel Seicento molte tecniche calcografiche non erano ancora sviluppate come nei secoli successivi e dunque Rembrandt si rivela non solo autore dalla mano straordinaria, ma anche tecnico della calcografia senza pari.

«Rembrandt può dirsi autore contemporaneo», spiega Umberto Palestini, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Urbino, curatore dell’esposizione con Arialdo Ceribelli. «Lui – prosegue – è al di fuori del tempo storico, con grandissime intuizioni riesce a creare una atmosfera atemporale come si può vedere nelle trenta opere – rare e di gran valore, tutte in uno stato di conservazione magnifico – esposte a Casa Raffaello».

«Si è creato un percorso in qualche modo circolare perché Rembrandt ha preso ispirazione da Barocci – spiega Bravi –, ma poi gli incisori urbinati del Novecento – quelli che uscivano dalla Scuola del Libro – erano a loro volta ispirati da Rembrandt. Molte cose sono partite da qui e qui ritornano».

«A fine mostra – racconta Palestini – un testo di Luca Baroni sarà presentato e pubblicato per spiegare questo rapporto tra Barocci e Rembrandt. Sarà a partire da queste riflessioni che capiremo a fondo il senso della Scuola urbinate dell’incisione e anzi inizieremo a lavorare per creare un vero laboratorio di riferimento, mettendo insieme Scuola del Libro, Accademia di Belle Arti, Istituto superiore industrie artistiche. Tanto per fare un esempio, punteremo a creare qua quello che esiste ad Arles, in Francia, per la fotografia».

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