Il valore della cultura

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Macerata, 9 agosto 2015 – LA VICENDA del taglio statale dei finanziamenti allo Sferisterio insegna una cosa: che c’è ben poca speranza per il nostro Paese se la qualità seguita a contare sempre molto meno della quantità. E se, allo stesso tempo, relativi leggi e regolamenti sono pieni di bizantinismi che non rendono chiare le cose. Con buona pace di chi sbandiera supposte conquiste di metodi meritocratici, siamo ancora ben lontani dall’applicarli.

Detto che può piacere o non piacere lo Sferisterio di Francesco Micheli (e beato quel popolo che non ha bisogno di eroi, come diceva quel comunista di Brecht), nessuno può negare il senso del progetto e i risultati di questi anni.

Forse il ministero non l’ha capito? Forse qualcuno gliel’ha spiegato male? Domande lecite, ma non è questo il punto. La questione vera è che i nuovi regolamenti per lo spettacolo dal vivo, con il pretesto dell’oggettività, rischiano di mettere in secondo piano il vero «valore cultura» di un percorso (e il caso, nella prosa, del Premio Scenario escluso dai contributi Fus è eclatante). Come dovrebbe accadere se si parla di merito – e come raramente accade nella pubblica amministrazione – qualcuno, oltre le aride cifre (tutti sono buoni a fare i conti), dovrebbe avere il coraggio di dire chi è bravo e chi è asino, premiando o castigando di conseguenza.

MA QUESTO vorrebbe dire assumersi una responsabilità che va ben oltre lo schemino dei numeri, cosa inconcepibile per l’ingranaggio burocratico italiano, per cui il risultato è sempre secondario rispetto alla regola. Molto meglio dire che la qualità, certo, viene considerata. Ma solo in parte. Solo un po’, il trenta per cento, tanto per non fare brutta figura. Con il rischio, per il Mof, che i cancelli dello Sferisterio restino chiusi per un bel pezzo. Stavolta non è solo un allarme. Stavolta è realtà.

 

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