Il vescovo D’Ercole un anno dopo. "Questa città saprà rialzarsi"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Ascoli, 3 maggio 2015 - IN MEZZO alla gente, in ogni ora e in ogni giorno della settimana, ascoltando e recependo i bisogni degli ascolani, soprattutto in un periodo come quello attuale, caratterizzato da una crisi senza precedenti dal punto di vista economico e occupazionale. Come un fratello, un amico di famiglia o un pastore, lasciando a tutti dei messaggi di speranza fondamentali per andare avanti nonostante le difficoltà. Così il vescovo Giovanni D’Ercole ha trascorso il suo primo anno nella diocesi ascolana, nella quale si è insediato il 10 maggio di un anno fa, quando venne accolto da migliaia di persone in piazza Arringo, con l’evento che fu addirittura trasmesso sui maxischermi allestiti in ogni angolo del centro storico e anche all’interno delle tante parrocchie del territorio.

Vescovo, cosa hanno significato per lei questi primi 12 mesi sotto le Cento Torri?

«Sono stati dei mesi intensi, per tanti motivi. Però, devo dire che ho cercato soprattutto di prendere contatto con questa nuova realtà, conoscendo la città. Ho risposto positivamente a tutti gli inviti che mi sono stati rivolti e ho allacciato anche degli ottimi rapporti con tutte le varie componenti del territorio, sia dal punto di vista politico che religioso e civile. In poche parole, mi sono immedesimato nei problemi di tutti».

Ci sono state anche molte situazioni difficili, con tante fabbriche che hanno chiuso i battenti e centinaia di lavoratori in difficoltà. Si sarebbe mai aspettato di trovare ad Ascoli un quadro così complesso per quanto riguarda l’aspetto occupazionale?

«Assolutamente no. Sto ancora vivendo, in prima persona, il dramma dei dipendenti della Prysmian, ma non dimentichiamoci anche di coloro che hanno perso il lavoro alla Haemonetics oppure alla Coalac. Ho fatto sentire, oltre alla vicinanza della Chiesa, anche la mia presenza da uomo al fianco di chi ha perduto il posto di lavoro. Tante famiglie sono in difficoltà e la situazione sembra essere drammatica. Però bisogna avere la forza e il coraggio di guardare avanti e di confidare in Dio, pregando e non facendosi sovrastare dallo sconforto e dalla depressione. In questa città c’è una povertà sommersa che non mi aspettavo di trovare. Ricevo tutti i giorni, in diocesi, delle persone che mi chiedono di trovare loro un lavoro».

Qual è stato, invece, il suo rapporto con i giovani?

«In loro ho notato un grande entusiasmo e questa cosa, ovviamente, mi ha reso molto felice. Ho visto anche che i ragazzi partecipano volentieri alle iniziative che vengono proposte loro dalle parrocchie e dalla diocesi, e ritengo che si debba ripartire proprio dalla loro intraprendenza e voglia di fare per credere in un futuro migliore».

A proposito di futuro, quali sono i suoi progetti per la diocesi?

«Continueremo a mettere sempre al centro la famiglia e lavoreremo per i giovani. Questi, infatti, sono sempre più abbandonati a loro stessi e non hanno più, come accadeva un tempo, dei validi punti di riferimento. Sarà importante promuovere dei progetti che diano ai ragazzi delle opportunità di crescita e di condivisione di quei valori, appunto, che si stanno smarrendo giorno dopo giorno. Solo insieme si può costruire il futuro e, sinceramente, sono molto ottimista perché vedo che i fedeli ascolani sono generosi, solidali e desiderosi di uscire da questo periodo difficile anche grazie alla fede».

Quanto è stato difficile, per lei, ereditare il ruolo di Silvano Montevecchi?

«Beh, è innegabile che Montevecchi abbia lasciato un segno tangibile e forte della sua presenza sul territorio. Ancora tutti ne parlano e ho capito che come uomo, oltre che come vescovo, è stato amato proprio da tutti. Io spero di dare continuità al lavoro svolto da Silvano nel migliore dei modi».

Qual è, infine, il messaggio che, a un anno dal suo arrivo in diocesi, vuole lanciare a tutti gli ascolani?

«Vorrei far capire alla popolazione picena che, nonostante le difficoltà, è possibile cogliere degli aspetti positivi in ogni situazione. Sono convinto che ci sarà presto una rinascita, perché la luce, quella di Cristo, è sempre in grado di cacciare via il buio e le tenebre. Pregando e confidando nel Signore supereremo presto ogni problema».



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