Il vescovo: "Prima che preti siamo uomini. Aiutateci a lenire le nostre ferite"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

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Fano (Pesaro e Urbino), 24 marzo 2016 - Tantissimi fedeli hanno partecipato stamane, Giovedì Santo, nella Cattedrale di Fano alla messa Crismale presieduta dal vescovo della Diocesi di Fano Fossombrone Cagli e Pergola, Armando Trasarti. Crismale perché al centro della liturgia sta la benedizione degli oli sacri rito che sottolinea pure il mistero della chiesa: “cristiani” significa per l’appunto “unti”, toccati dallo Spirito di Cristo. 

“Carissimi presbiteri e consacrati – ha esordito il vescovo -, il ricordo del nostro sacerdozio, il rinnovo delle promesse sacerdotali e l’istituzione dell’Eucaristia ci offrono l’occasione per riflettere e meditare, come consuetudine, sul nostro ministero… Per troppo tempo abbiamo nascosto la nostra umanità e la nostra debolezza dietro le funzioni legate al ministero. Prima ancora di essere presbiteri, siamo uomini e discepoli di Cristo, e lo rimaniamo anche dopo l’ordinazione. 
Perché non ammettere che la comunità cristiana è chiamata a prendersi cura della nostra persona, della nostra vita e della nostra formazione? Perché non dirci e dire chiaramente che abbiamo bisogno che qualcuno ci lavi i piedi per poter a nostra volta lavarli agli altri? Ne abbiamo proprio bisogno per lenire le nostre ferite, i nostri fallimenti pastorali, le aspettative incompiute, i rancori per le inadempienze proprie e altrui, le cocenti delusioni nei confronti dei confratelli e di noi stessi, le incapacità ad essere presbiterio concorde e collaborativo, le paure per il presente e il futuro delle nostre chiese…”

Tra le ferite indelebili di monsignor Trasarti c’è sempre quella dell’arresto di don Ruggeri, accusato della più grave tra le colpe per una guida spirituale. “Di qui l’attenzione posta dai Vescovi ad alcune dimensioni fondamentali – ha proseguito Trasarti -: il percorso formativo assicurato dal Seminario, i criteri di ammissione e di valutazione e, soprattutto, l’investimento per educatori di qualità…. la fraternità vissuta in esercizi di comunione, condivisione e corresponsabilità pastorale; la cura della vita interiore sulla base di una regola di vita, dove la fede – il rapporto con Gesù Cristo – rimane la questione veramente essenziale”.

“E’ proprio toccando nel misero la carne di Gesù crocifisso - dice anche Papa Francesco nel messaggio per la Quaresima 2016 - che il peccatore può ricevere in dono la consapevolezza di essere egli stesso un povero mendicante. Attraverso questa strada anche i ‘superbi’, i ‘potenti’ e i ricchi di cui parla il Magnificat hanno la possibilità di accorgersi di essere immeritatamente amati dal crocifisso, morto e risorto anche per loro”

“Prete e famiglia – prosegue Trasarti – sono fatti l’uno per l’altro: portano infatti la stessa responsabilità, hanno la medesima paternità e la medesima maternità, hanno gli stessi impegni di fedeltà, fecondità, unità. C’è una solitudine insita nel nostro ministero, legata alla scelta celibataria e anche al servizio della presidenza. Bisogna avere il coraggio di abitare questa solitudine perché, analogamente al mistero degli sposi cristiani, ci accorgiamo che non si tratta di una solitudine in cui siamo dimenticati e abbandonati, ma in cui siamo consegnati e affidati a Qualcuno”.

“Tante derive umane in cui cadono diversi presbiteri iniziano nel momento in cui questi cominciano a isolarsi dal vescovo e dal presbiterio – ha sottolineato Trasarti -, oppure si limitano a intrattenere un minimo di relazione formale senza sentire l’afflato di una famiglia. Quest’afflato dinamico prende forma dall’evento eucaristico e si alimenta e ricostituisce continuamente a  partire dall’Eucaristia del vescovo”. 

“Carissimi – l’appello finale di Trasarti -, aiutiamoci tutti a essere famiglie o presbiterio o comunità diaconale o consacrati, ecc. che escono da se stesse, da forme di egoismo e ripiegamento individualistico e da forme di eccessiva preoccupazione dei propri interessi; aiutiamoci ad aprirci a un’attenzione più grande nei confronti di persone e comunità che abitano accanto a noi, ma che spesso vengono ignorate. Non perdiamo questo tempo di Misericordia”

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