Il vescovo Trasarti: "I poveri e i migranti sono di tutti. E c’è troppo silenzio sull’ospedale"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

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Fano (Pesaro e Urbino) 22 giugno 2015 – “L’impegno nel presente, lo sguardo nel futuro”. E’ stato un fiume in piena il vescovo Armando Trasarti ieri mattina nell’incontro con le associazioni sociali ed economiche della città che si è tenuto al centro Pastorale. Parlando della “Società Responsabile” non ha risparmiato nessuno. E’ partito da se stesso allargando la “predica” alla Chiesa, intesa come i laici che la compongono, per poi passare agli organi di stampa e a quanti attaccano strumentalmente la Chiesa intesa come clero.

“Il vescovo è sempre l’ultimo ad arrivare e il primo ad andare via perché a 75 anni lo mettono in pensione. Io ho persino un tumore, magari vi liberate di me pure prima…” ha detto Trasarti con quella pungente ironia che lo contraddistingue quando affronta le questioni della vita terrena. “La mia pretesa – ha esordito don Armando, come ama farsi chiamare piuttosto che monsignore – non è quella di fare il politico, ma aiutare le sinergie della città… non per sostituirmi a loro ma per contribuire a capire quali sono i temi veri che interessano la gente”.

E’ passato quasi un anno da quando Trasarti ha squarciato il velo della “opportunità” lanciando un monito che ha infastidito molti. E ieri ha ribadito il concetto: “I poveri sono di tutti anche del potere economico: non possiamo far finta di non vederli, delegare tutto a chi fa misericordia e ci si rompe quotidianamente le ossa”. Da quando anni fa ha iniziato a rivoluzionare la diocesi imponendo con il suo esempio maggiore sobrietà, umiltà e impegno…. il vescovo è stato lasciato solo. Ed oggi forte del messaggio di Papa Francesco (“Smettete di essere pavidi e timidi nei confronti della corruzione”), va avanti con il suo monito alla responsabilità. “Sul tema dell’ospedale c’è un silenzio tombale da sei mesi, come per il problema dei pescatori, del turismo, la divisione della città, i migranti… io lancio il sasso ma compete ad altri affrontare il tema e risolverlo. Il mio ruolo è fare profezie, svegliare le coscienze”.

La prima sveglia viene dal caso immigrati. “Nella battaglia umiliante del Plaza ci rimettono tutti. Cosa fa la Chiesa? Perché non se li prende il vescovo in episcopio? Nessuno di voi ha parlato. E questo fa male”. Ha ricordato il ruolo fondamentale della Caritas nel sostegno alle nuove povertà, la casa per padri separati (“abbiamo 4 posti ne servirebbero 400”) e i sogni per il futuro: “vorrei aprire qui un mini ambulatorio, perché la gente non ha i soldi per andare dal dentista e dal fisioterapista. E c’è anche bisogno di un ufficio per la tutela giuridica”. Sono profezie, non soluzioni. “In campagna elettorale non si è parlato per niente dei problemi veri della gente. E le tv locali sono andate dietro. Adesso posso dirlo. Non bisogna essere cattolici per dire che manca la cultura del capitale umano. Spero che gli assessori anticlericali capiscano l’oggettività del problema…”. Nel dubbio lo dice chiaro: “dovete far entrare chi ha la cultura del capitale umano dove si fa economia”.



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