Imprenditore spara e uccide due operai, Ciferri medicato: ferite compatibili con la colluttazione

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Fermo, 17 settembre 2014 – Potrebbe essere nei graffi riportati dall’imprenditore edile fermano di 48 anni, Gianluca Ciferri, la prova della colluttazione avvenuta tra lui e i suoi due ex operai, uccisi dopo una lite per il mancato pagamento degli stipendi arretrati.
Il costruttore, prima di essere trasferito in carcere dai carabinieri, è stato condotto al pronto soccorso per essere medicato. Addosso e in viso gli sono stati rinvenuti dei graffi, che sono stati analizzati anche dal medico legale, Alessia Romanelli, che ha ritenuto le ferite compatibili con un’eventuale colluttazione tra l’imprenditore e i due kosovari uccisi. 

Il prossimo passo sarà quello di prelevare i tessuti presenti sotto le unghie dei cadaveri delle vittime, per capire se corrispondono al dna di Ciferri. In caso di riscontro positivo, ci sarebbe la prova della versione fornita dall’imprenditore agli inquirenti, secondo cui si sarebbe visto arrivare alle spalle i due operai mentre si trovava nella depandance della sua abitazione, uno dei quali armato di piccozza. Da qui la furiosa lite e gli spari per difendersi. Resta invece il giallo del coltello di tipo proibito trovato addosso a Mustafà Nexhmedin.

Secondo le testimonianze dei familiari, l’operaio non era in possesso di coltelli e non era usuale per lui andare in giro con armi di un certo tipo. Dal canto loro, i carabinieri che l’hanno rinvenuto devono fare i conti con la realtà dei fatti, nonostante, tra i parenti delle vittime, qualcuno ipotizzi che possa essergli stato messo in tasca addirittura dall’imprenditore. Un’ipotesi piuttosto azzardata, come quella che la piccozza utilizzata per minacciare Ciferri sia stata presa all’interno del garage dell’uomo.

L’altro mistero da chiarire riguarda l’appuntamento che Ciferri avrebbe dato telefonicamente ai due suoi ex operai in un bar nei pressi della loro abitazione di via XX Giugno. Appuntamento al quale l’imprenditore non si sarebbe presentato, alimentando così la rabbia dei due kosovari, che avrebbero quindi deciso di andare a cercarlo nella sua abitazione in contrada Girola. A tal proposito, gli investigatori hanno acquisito i tabulati dei cellulari di Mustafa Nexhmedin e Avdyli Valdet per verificare eventuali telefonate o sms inviati quella mattina. 

 



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