In cinquecento alla fiaccolata per gli operai uccisi: “Vogliamo giustizia”

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Fermo, 22 settembre 2014 – Una bimba bionda e riccioluta è in testa al corteo, ogni tanto canta, ignara del drammatico momento che sta vivendo la sua famiglia e la sua gente tutta. È sul passeggino, a raccontare dell’infanzia spezzata di altri bimbi che non hanno più il loro papà. Appuntamento alle 20, ieri sera, sotto le finestre della casa che era di Mustafà Nexhmedin, la luce è accesa, dentro la sua famiglia e la moglie ancora straziata dal dramma che sta vivendo. Il fratello dell’operaio ucciso insieme al giovanissimo Avdlyli chiede solo pace, giustizia, ha gli occhi lucidi e si allontana scuotendo la testa.

I sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno chiamato a raccolta la società civile, i fermani, i lavoratori, gli immigrati e gli italiani, per dire tutti insieme no alla violenza, per trovare insieme la strada che porta fuori dal precariato, dallo sfruttamento, per arrivare a condizioni dignitose per tutti.

In tanti si sono ritrovati, hanno portato la famiglia, i bambini, hanno acceso le candele e camminato in silenzio, il sindaco Nella Brambatti con le lacrime agli occhi ha parlato di un fatto che non era mai accaduto a Fermo. “Ci ha colpiti tutti e siamo vicini a tutte le famiglie coinvolte nel tragico fatto, siamo veramente sconvolti per quanto accaduto, era doveroso essere qui”. E poi, per la Provincia, gli assessori Ezio Donzelli e Giuseppe Buondonno che ha parlato della necessità che il lavoro unisca le coscienze e non le divida nel dramma, nel dolore, nel sangue. E ancora assessori comunali, politici, Roberto Vallasciani di Sel, col vice sindaco Matteo Silenzi, la consigliera regionale Letizia Bellabarba e almeno 500 persone a sfilare, da quella finestra in via XX Giugno fino in piazza.

Per i sindacati ha sottolineato Maurizio Di Cosmo: “Vogliamo testimoniare la nostra vicinanza alle famiglie coinvolte, apriremo un conto corrente e chiederemo a tutti i lavoratori di devolvere un’ora di lavoro alle mogli dei due operai vittime di questa tremenda situazione. Questa sera abbiamo avuto una risposta straordinaria, abbiamo una ferita per tutto il territorio, dobbiamo respingere con decisione ogni forma di violenza perché è in gioco la nostra civiltà. Proporremo anche un momento di riflessione, che possa essere occasione per capire davvero il problema di questi nostri tempi, per provare ad andare oltre a trovare dignità vera”.

Si arriva in piazza, in silenzio, passando proprio davanti a quel carcere dove da qualche giorno è rinchiuso Gianluca Ciferri, in prima fila ci sono le donne e i bambini della comunità albanese e Mucai Granit che ne è il portavoce a dire che bisogna andare oltre le divisioni: “La città ha capito il problema e la sentiamo vicina, aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso”. E proprio giustizia è la parola che in piazza viene scandita a gran voce, il centro culturale islamico di Falerone condanna ogni violenza, ‘vogliamo essere pagati non ammazzati’, scandisce un cartello, le bandiere albanesi sventolano in una serata calda che pare agosto e si grida per chiedere aiuto, grida chi ha paura di perdere la casa, chi chiede lavoro. E una ragazza che piange e mormora: “Ma tanto la giustizia non arriva mai”.



 

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