In coma etilico a 13 anni, dal Sert un appello ai genitori: "Salvate i vostri figli dall’alcol"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Fano (Pesaro e Urbino), 12 agosto 2015 – Fano non guarda dalla finestra, ma partecipa al dramma del disagio giovanile. Tre settimane dopo il decesso di un 16enne al Cocoricò di Riccione, una 17enne è stata trovata morta in spiaggia a Messina. All’una di domenica mattina, la stessa ora in cui al Lido di Fano veniva trovato, vivo ma in coma etilico, un 13enne fanese. E mentre si attende il risultato dell’esame tossicologico per vedere se anche lui abbia assunto ecstasy come gli altri due casi… la città ha iniziato ad interrogarsi. “Gli episodi ultimi del Cocoricò e di Messina – spiega Pier Giovanni Mazzoli, responsabile del Sert di Fano – sono sempre accaduti. Tutti i luoghi socializzanti giovanili sono caratterizzati da comportamenti trasgressivi tra cui l’uso di sostanze e soprattutto di alcol. E’ abbastanza caratteristica l’abitudine ad accedere a questi luoghi assumendo già da prima una dose di alcolici. Il punto è che è di facile accesso ormai e di costo contenuto”.

L’età del primo contatto (“il discorso vale per tutte le sostanze sia stupefacenti sia alcoliche”) si è abbassata sotto i 14 anni. ”In questa fascia di età un comportamento ritualizzato e normalizzato rappresenta la modalità di stare insieme – prosegue Mazzoli -. Non voglio dire che tutti i ragazzi adolescenti utilizzano l’alcol nei momenti comuni, ma la gran parte sì. La pericolosità sotto i 22 anni è rappresentata dalla scarsissima presenza (o mancanza) di enzimi tali da permettere la metabolizzazione dell’alcol. Non riuscendo a trasformare l’alcol in altro, negli adolescenti rimane in circolo in alte concentrazione, raggiunge i recettori cerebrali e facilmente provoca il coma etilico. Tipico di questa fascia di età”.

Il ruolo dei genitori è fondamentale nell’educare all’utilizzo consapevole delle sostanze alcoliche. “I bambini imparano per imitazione. Assistere quotidianamente ad un normale consumo di alcol durante i pasti, non è un messaggio utile. I genitori devono informare correttamente sui comportamenti pericolosi e praticare una vigilanza senza essere invadenti o ingombranti. Quando succedono poi fatti del genere non devono adottare comportamenti punitivi tout court. Per la delusione il primo impulso può essere colpevolizzare, il figlio o gli amici del figlio. In entrambe le situazioni si rischia di sbagliare. E’ un campanello d’allarme: non possiamo, come genitori, esimerci dall’assumerci la responsabilità (che è anche legale) e non interrogarci dove non siamo stati capaci di trasmettere un messaggio di tutela”.

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