In mille marciano sulla fabbrica al grido: LAVORO LAVORO!!!


I dipendenti di Melano e Albacina superano il cordone della polizia e occupano, gli uffici contro il piano esuberi

Indesit rivolta

di SARA FERRERI
IL RESTO DEL CARLINO
AL GRIDO di «lavoro, lavoro», in centinaia hanno marciato in corteo dai due stabilimenti di Melano (destinato alla chiusura) e di Albacina fino A superare i cancelli e il cordone di polizia e occupare gli uffici del quartier generale Indesit Company a Fabriano. E’ la carica di mille operai in sciopero che, nell’intera giornata hanno partecipato, striscioni alla mano alle assemblee nel fabrianese negli stabilimenti Indesit Company, e poi nella hall della sede centrale, in assemblea congiunta.
LA PROTESTA era stata annunciata martedì, alla presentazione del piano di riassetto annunciato da Indesit Company: 1.425 esuberi negli stabilimenti italiani, 751 dei quali nelle Marche, con il sito produttivo di Melano a rischio chiusura, come quello di Teverola (Caserta). La linea aziendale è di «lavorare tutti , lavorare meno», cercando di salvaguardare i lavoratori con l’ausilio della cassa integrazione, già attivata. Una posizione che i metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil hanno bocciato sul nascere. E con essi i lavoratori che ieri gridavano con forza la loro disperata voglia di lavorare.
Alcuni anche in lacrime, nel manifestare tutto il loro dissenso e la loro rabbia per i numeri da capogiro, annunciati dall’azienda.
Una lunga giornata di lotta (dalle 5 alle 6 ore di sciopero per ogni turno): l’ultima assemblea si è conclusa a pochi minuti dalle 17, sul prato davanti alla sede Indesit: erano i lavoratori del sito Melano che assieme ai colleghi di Albacina poco prima, in circa 300, avevano occupato la sede direzionale.
NON sono mancati momenti di tensione, quando un gruppo di tute blu e delegati hanno cercato di forzare un ingresso per raggiungere il piano degli impiegati (che ieri non hanno partecipato allo sciopero). Ma la protesta si è svolta senza incidenti.
AD UN CERTO PUNTO la direzione aziendale ha chiamato in un incontro ristretto i rappresentanti della Fim Andrea Cocco, della Fiom Fabrizio Bassotti e della Uilm Vincenzo Gentilucci garantendo la disponibilità a far svolgere l’assemblea sindacali con gli impiegati, ma con il preavviso previsto dalle norme sul lavoro.
A quel punto le tute blu si sono accampate per circa tre ore in parte nella hall, in parte sul prato (sindacalisti e bandiere Uilm sono rimaste fuori con l’intenzione di non occupare gli uffici).
IN TANTI hanno seguito su un maxischermo tv i telegiornali e i canali all news, applaudendo al passaggio dei servizi sulla vertenza Indesit. Tensione e lacrime che in mattinata hanno incassato la solidarietà del sindaco Giancarlo Sagramola che ha voluto raggiunto le tute blu per dimostrare la propria vicinanza in una fase che rischia di diventare drammatica per tutto il territorio. Oggi a Melano sciopero a singhiozzo: 15 minuti ogni ora, poi una settimana di cassa integrazione che spegnerà la possibilità di altri scioperi.
La vertenza Indesit preoccupa anche le aziende dell’indotto, e nel pomeriggio i lavoratori della Tecnowind, sigla che produce cappe aspiranti anche per la multinazionale del bianco, sono scesi in sciopero spontaneo a Melano dopo aver chiesto senza ottenerlo, cosi’ affermano i sindacati, un incontro con la direzione aziendale.
Oggi è prevista un’assemblea alla Indesit di Comunanza (Ascoli Piceno), dove sono a rischio 230 posti di lavoro, mentre il coordinamento sindacale nazionale del gruppo Indesit Company è in programma l’11 giugno a Roma.

«I numeri sono irricevibili
Così non trattiamo proprio»

A rischio 480 operai e 150 impiegati: sindacati in guerra

«QUATTROCENTOTTANTA operai e 150 impiegati, più la chiusura di uno stabilimento nel fabrianese. Numeri assolutamente irricevibili e su cui non apriamo alcun confronto». Così i sindacati mentre il governatore Gian Mario Spacca, richiede con un telegramma un incontro urgentissimo in Regione al Presidente e Ad di Indesit, Marco Milani.
«LE CHIEDO un incontro urgentissimo – scrive Spacca – per conoscere i dettagli del Piano Italia di Indesit Company e dei suoi riflessi occupazionali, produttivi e di filiera nelle Marche». Un incontro «di estrema urgenza in considerazione sia dell’assenza di comunicazioni istituzionali dirette e preventive, sia degli allarmanti elementi del piano emersi durante l’incontro con le organizzazioni sindacali. Le ricordo lo stile e la tradizione imprenditoriale di questa azienda che sempre ha fatto della responsabilità sociale un elemento fondamentale della sua strategia industriale e della competitività». Mentre l’assessore regionale all’Industria, Sara Giannini chiama il Governo: «La Regione è intervenuta pesantemente sugli ammortizzatori sociali e sull’indotto, ma non può supplire la carenza di un’articolata politica industriale nazionale, la sola capace di creare le condizioni strutturali per la competitività di sistema».
In pressing sull’azienda i sindacati. Fabrizio Bassotti (Fiom Cgi): «L’azienda è in mano a manager il cui unico obiettivo è fare profitti» . Obiettivo che «i lavoratori non accettano, tanto che – ha aggiunto – siamo disposti a tutti pur di salvare il lavoro a Fabriano e nel nostro Paese». Per Andrea Cocco (Fim Cisl), il piano di riorganizzazione di Indesit «oltre a creare un esubero di personale, sia pure gestito nel tempo, non crea prospettive per il futuro dal punto di vista industriale, sia per l’Indesit che per il Paese». «Questa l’ennesima dimostrazione che l’industria nel nostro Paese non ce la fa più» aggiunge Gianluca Ficco (Uilm Uil), perché, «a differenza dei nostri competitori internazionali, noi non sosteniamo le attività manifatturiere, base di ogni sviluppo».
NON CI SARÀ alcun confronto dell’azienda prima della prossima settimana: perché martedì prossimo tutte le Rsu e i sindacati a livello nazionale si riuniranno in coordinamento per concertare le mosse e mettere a punto un piano da contrapporre a quello aziendale. «Nel frattempo – spiegano le tre sigle – ci muoveremo con le istituzioni: Comuni e Regioni ma anche il Governo. Per chiedere interventi concreti a supporto di due territori il fabrianese e il casertano, già fortemente depressi».
Sono 1.425 esuberi su un totale di 4mila addetti in Italia, la chiusura di Melano di Fabriano, la casa madre, e Teverola (Caserta), e lo spostamento delle produzioni italiane «non più sostenibili» in Turchia e in Polonia. Un piano che «ha tutte le caratteristiche di un penultimo passo per l’abbandono dell’Italia» per il responsabile nazionale del settore elettrodomestici della Uilm, Gianluca Ficco, ieri tra gli operai.

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