Indennità dell’Ato dichiarate illegittime: pagano tutti, pure chi non ha preso un euro

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Pesaro, 11 settembre 2014 – La sentenza è arrivata prima della stagione lunga e degli ombrelloni da lavare. La Corte dei Conti delle Marche ha condannato al risarcimento erariale i membri del consiglio di amministrazione dell’Ato (autorità di ambito del settore idrico) di Pesaro e Urbino al risarcimento del danno per la delibera del 23 febbraio 2011 che reintroduceva l’indennità di funzione per i membri dellos tesso consiglio non già amministratori altrove.

Per la Corte dei Conti i 78.000 euro lordi percepiti da cinque membri del consiglio di gestione dell’Ato per un periodo di 18 mesi. A pagare dovranno essere sette membri del consiglio che hanno votato la famosa delibera. Alighiero Omicioli (presidente), Matteo Ricci (allora presidente della Provincia), Gabriele Giovannini, Claudio Olmeda, Massimo Guerra, Olga Valeri e Alfonso Lattanzi.

Il criterio adottato dalla Corte è per così dire estensivo: non paga chi ha incassato le indennità ma chi ha votato per reintrodurle con una decisione ritenuta illegittima dalla stessa Corte. E’ il caso di chi non ha intascato un euro di indennità, come Matteo Ricci o l’allora sindaco di Cartoceto Olga Valeri o il consigliere Lattanzi. Come mai sono stati chiamati in causa anch’essi? Perché devono farsi carico della quota parte di responsabilità, avendo approvato gli atti. Non solo. Dovrà versare la sua quota (inferiore rispetto ai 10.400 euro degli altri) anche il direttore dell’Ato Marco Toni, che aveva proposto la delibera e giustificato a livello amministrativo-legale l’atto. Peraltro approvato all’unanimità nell’assemblea dei sindaci.

E’ stato un esposto di Hadar Omiccioli del Movimento 5 Stelle di Fano, ad innescare l’istruttoria della procura regionale della Corte dei Conti. In ballo ci sono solo pochi mesi, dalla delibera del febbraio 2011. Perché quella finestra temporale? Perché a luglio 2010 è stata varata la cosiddetta manovra Tremonti (decreto 78), che eliminava le indennità di presenza per tutti gli organi di gestione di enti non inclusi nella Costituzione (consorzi, unioni di Comuni, Comunità montane…).

«Noi già a luglio 2010 abbiamo sospeso le indennità — spiega Marco Toni, ex direttore dell’Ato —, senonché a fine 2010 la Regione Marche ha varato la manovra finanziaria per il 2011 e le ha ripristinate (addirittura in via retroattiva, a partire da luglio 2010). L’Ato si è adeguato a questa disposizione. Dopodiché dal 6 dicembre 2011 l’entrata in vigore del decreto Monti ha eliminato definitivamente le indennità. Ecco il motivo della chiamata della Corte dei conti». Perché nel mirino è finito solo l’Ato della provincia di Pesaro e Urbino? Proprio per via dell’esposto dei 5 stelle.

Per Alighiero Omicioli, ora amministratore unico di Meganet, un brutto colpo: «Su quattro anni di presidenza Ato, con una presenza quasi quotidiana negli uffici, ho percepito, dopo questa sentenza, dieci mesi di indennità, peraltro molto misurata. Quella delibera era stata votata all’unanimità dall’assemblea dei sindaci… Cosa posso aggiungere? Mi sembra una penalizzazione: farò ricorso».

Seccato Matteo Ricci, all’epoca presidente della Provincia: «Condannato a pagare senza aver preso un euro. La delibera aveva il via libera legale del direttore. Dovrò far causa a lui?».



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