Indennità, stangata all’Ato: oltre 300mila euro da restituire

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Civitanova Marche, 5 maggio 2015 - La Corte dei Conti ha condannato gli amministratori dell’Ato 3 di Macerata, l’ente di programmazione del servizio idrico integrato, al pagamento di 317.503 euro come risarcimento del danno procurato allo stesso consorzio (357mila euro). Tutti gli amministratori, a giudizio dei magistrati contabili, hanno percepito indebitamente indennità di carica, violando di fatto il decreto legge 78 del 2010. La condanna riguarda il presidente, Antonio Secchiari, i membri del consiglio di amministrazione Giorgio Meschini, ex sindaco di Macerata, Gianfilippo Bacci, ex sindaco di Cingoli, Sergio Corvaro, Giovanni Casoni, Luciano Ruffini, ex sindaco di Tolentino, Roberto Martelli, Massimo Palazzesi e il direttore dell’Ato Massimo Principi.

La vicenda era esplosa circa un anno fa, quando il nucleo tributario della Guardia di Finanza, su delega della procura della Corte dei Conti, aveva effettuato un’ispezione nelle carte dell’Ato. Sulla scorta degli esiti dell’indagine, la procura contabile aveva contestato al presidente e ai membri del consiglio di amministrazione di aver percepito l’indennità per la carica nel Cda tra il 2010 e il 2014, in presenza norme che prevedono che l’incarico di amministratori dei consorzi obbligatori debba essere gratuito, perché ricompresa nell’indennità di amministratori comunali.

I sette membri del Cda più il presidente Antonio Secchiari, difesi dall’avvocato Mario Cavallaro, e il direttore Massimo Principi, assistito dall’avvocato Andrea Galvani, hanno da subito contestato la ricostruzione della Corte dei Conti, presentando le proprie controdeduzioni.

In particolare hanno sottolineato come le norme del decreto non fossero chiare: da una parte si vieta genericamente di corrispondere indennità di carica e di funzione agli amministratori di Comunità Montane, Unione di Comuni o altre forme di associazioni di enti locali; dall’altra, però, in un comma, si impone la riduzione delle stesse indennità ad una serie di enti, debitamente elencati, tra i quali anche gli Ato (cosa che l’Ato ha fatto). Nel dubbio, i vertici dell’Ato avevano chiesto lumi proprio alla Corte dei Conti che, però, aveva risposto che l’ente non aveva titolo per sottoporre alla stessa i quesiti proposti, ed anche a diversi legali. Già annunciato l’appello alla Corte dei Conti di Roma.



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