Indesit, la rabbia degli operai arriva in Regione

IL BORGHIGIANO 2013

Manifestazione davanti al Consiglio: «Politici, fate sentire la vostra voce»

Rabbia Indesit

di MARIA GLORIA FRATTAGLI -IL RESTO DEL CARLINO-

LE BANDIERE sventolano, l’onore è ancora una volta su quel piazzale in attesa che la politica e le istituzioni facciano la loro parte, come se fossero loro stessi a perdere il lavoro. Nuovo presidio ieri dei lavoratori dell’Indesit che in occasione della seduta del consiglio regionale hanno manifestato dopo il tavolo di lunedì al ministero dello Sviluppo Economico. «Siamo qui per rivendicare il nostro posto di lavoro — ha gridato uno dei manifestanti —, è una forma di protesta spontanea, decisa dai lavoratori durante l’assemblea di oggi (ieri ndr) a Fabriano». Sono arrivati ad Ancona in due tranche: un primo ‘carico’ con un centinaio di persone e uno ulteriore con altrettante arrivato un’ora dopo. I lavoratori hanno chiesto al presidente del Consiglio regionale Vittoriano Solazzi di entrare nell’aula consiliare e di parlare. Poi è stato deciso di far incontrare una corposa delegazione con gli assessori regionali al Lavoro Marco Luchetti e alle Attività produttive Sara Giannini.
IL PRIMO a descrivere la situazione e le preoccupazioni per il futuro «che sono tante» è stato Fabrizio Bassotti, sindacalista della Fiom Cgil, che ha ribadito la sua contrarietà al piano, anche nella sua forma ‘alleggerita’ sul fronte degli esuberi presentata lunedì al tavolo romano e ha criticato lo spostamento di alcune produzioni (l’assemblaggio dei piani cottura) da Melano a Caserta. Un trasferimento «che non garantisce neppure lo stabilimento casertano — ha spiegato — e che comunque comporta, secondo quanto ha detto l’azienda, un aggravio di costi di 4 milioni di euro con ripercussioni sul contratto integrativo». È stato poco dopo che i lavoratori hanno chiesto anche alla Regione, che per altro non ha competenze in materia, di «far sentire la sua voce» e l’assessore Giannini ha ribadito che la Regione è in prima linea, al fianco dei lavoratori e dei sindacati ed è contraria all’ipotesi dello spostamento di parte delle produzioni dallo stabilimento fabrianese di Melano a quello di Caserta.
SPIEGANDO però lo svolgimento dell’incontro a Roma, la Giannini ha ribadito che le Regioni (Marche e Campania) non hanno preso la parola perché i lavori si sono interrotti per due incontri separati (uno tra ministero e azienda e un altro tra ministero e sindacati) per volontà del Governo. I sindacati a loro volta si sono riuniti, senza far entrare le Regioni, e «alla fine siamo stati informati che era stato deciso di prendersi 15 giorni per approfondire il piano della Indesit». Ma la Giannini ha insistito nel fare capire che la Regione non sta rimanendo con le mani in mano. «Nella stesura iniziale il piano prevedeva la chiusura di Melano, ora non più. E questo grazie a un’altra iniziativa messa in campo dalla medesima Regione, il progetto di innovazione e ricerca del settore degli elettrodomestici, che dovrebbe avere sede proprio a Melano». «Ma questo è un progetto per laureati», tuonano gli operai, «e noi non lo siamo».
Sempre a conforto dell’ente guidato da Gian Mario Spacca la Giannini ha infine spiegato che in base alle normative europee, la Regione non può intervenire con proprie risorse a sostegno delle grandi imprese come la Indesit, a differenza di Campania, Puglia e Calabria, che sono regioni cosiddette di convergenza. «Possiamo però sostenere economicamente iniziative di filiera che coinvolgono Pmi e grandi imprese, come quella della piattaforma». Le speranze sono appese a un filo.

Possibilità d’intesa con Cisl e Uil, Cgl difficile da convincere.

— FABRIANO —
L’INTESA resta l’ipotesi più probabile, ma forse solo parziale con Cisl e probabilmente anche Uil verso il possibile assenso e la Cgil orientata al no alla firma del documento unitario sindacati-azienda. Uno scenario comunque ancora in bilico, visto che per ora la tre sigle sindacali restano compatte nel chiedere di più al management di Indesit e ritoccare ulteriormente il piano industriale già modificato due volte e attualmente arrivato a stabilire 300 esuberi su scala nazionale rispetto ai 1.425 iniziali.
«Più garanzie per il mantenimento dei volumi produttivi in Italia», sollecita il segretario provinciale Uilm-Uil Vincenzo Gentilucci in coda alla lunga giornata di ieri culminata nel blitz in Regione. Parole che rispecchiano la volontà dei lavoratori riunitisi ieri mattina in assemblea nei due siti fabrianesi di Melano e Abacina durante le quali è emersa la volontà di dare vita a nuove forme di protesta forse già entro la settimana.
Del resto il verdetto, in un senso o nell’altro, si avvicina e non è escluso che il nuovo faccia a faccia al ministero dello Sviluppo economico del 31 ottobre possa rivelerarsi decisivo o almeno dirimente.
a.d.m.

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