Inferno biancorosso, storia d’amore lunga 40 anni

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Pesaro, 29 settembre 2014 – L’Inferno Biancorosso sta al basket pesarese come il coro sta alla tragedia greca: è fondamentale, è la sua voce più genuina e profonda, è lo specchio più veritiero dei trionfi e delle sconfitte, dei giudizi severi e degli elogi più alti a giocatori e dirigenti. Insomma è il termometro più sensibile dell’anima di una squadra e del suo rapporto con la tifoseria e, per quanto riguarda Pesaro, anche con la città. Oppure, volendo stare un pochino più terra terra, ma con pienezza d’orgoglio, si potrebbe dire, come è stato detto, che l’Inferno Biancorosso è come l’Arma dei Carabinieri: “Nei secoli fedele”. 

Ufficialmente l’Inferno Br è sciolto, ma è ancora carne della carne baskettara pesarese e dunque ieri a pranzo al ristorante “Il Poggio” (FOTO), per pura coincidenza proprio alle spalle dell’azienda Scavolini sponsor principe della squadra per oltre un trentennio, la celebrazione dei suoi quarant’anni di vita è stato un incontro fatto di amicizia, simpatia e vitalità. Il “nocciolo duro” dell’Inferno, col suo capo carismatico Marco Piccoli, ha ospitato in maniera perfetta alcuni rappresentanti di quegli anni in cui il club dei tifosi organizzati, uno fra i più famosi d’Italia, nasceva e si moltiplicava. Correva l’annata 1974-1975.

Non a tutti i giovani i nomi degli invitati, premiati e applauditi, diranno qualcosa, ma questa è storia che risale agli anni 1974 su su fino agli anni Ottanta degli scudetti: il presidente e il general manager di allora Eligio Palazzetti e Vito Amato, il general manager Santi Puglisi, i giocatori, in ordine sparso di generazioni, Ponzoni, Gurini, Bertini, Facenda, Benevelli, Vecchiato, Zampolini, Magnifico (al grido di “un capitano, c’è solo un capitano!). Meraviglioso l’aneddoto del presidente Palazzetti sull’arrivo a Pesaro di Magnifico nel 1980: “Dovevamo comperare Ricci, ma per andare a Roma un gatto nero ci ha attraversato la strada, allora siamo tornati indietro e abbiamo preso lui”. “Lui” è stato uno dei più grandi di sempre. Lunga vita all’IBR!



 

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