Intervista a Campitelli: «Se mi condannano lascio il calcio»

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Ascoli, 31 luglio 2015 – Luciano Campitelli si difende con le unghie e con i denti. Ma poi, messo di fronte ai fatti e alle contestazioni, fa come Lapadula: scappa in dribbling. Il presidente del Teramo, contattato dal Carlino, si aggrappa alla serie B ben sapendo che rischia seriamente di perderla. Un’intervista «complicata», perché l’interlocutore minaccia sempre di buttare giù il telefono. E alla fine lo butta giù.

«Il campionato noi lo abbiamo vinto in mezzo al campo. Al posto dell’Ascoli – dice – non avrei sicuramente mai sollevato una questione mediatica, perché sono uno sportivo vero».

Ma lei è indagato per frode sportiva dalla Procura di Catanzaro e per illecito sportivo dalla Procura federale. La accusano di aver comprato una partita. Altro che vittoria sul campo.

«Beh, io il campionato l’ho vinto in mezzo al campo, se poi uscirà che io una partita l’ho comprata, bene. Ma io l’ho vinto in mezzo al campo e lo sapete bene tutti che io l’ho vinto in mezzo al campo».

Noi sappiamo bene quello che c’è nelle 59 pagine di intercettazioni dell’informativa di reato della Procura di Catanzaro. E lì emerge un’altra realtà.

«Ci sono intercettazioni con la voce mia? E allora non ci potete scrivere sopra Campitelli Luciano. Va bene?».

Di intercettazione ce n’è una sola in cui ringrazia Di Nicola. Consideriamola irrilevante. Però poi, per esempio, Di Nicola viene nel suo ufficio l’11 maggio.

«Come? E chi ve l’ha detto che si è incontrato con me?».

Lui, intercettato, dice a Barghigiani che era fuori dal suo ufficio mentre lei era impegnato con un giornalista. E le celle telefoniche confermano la sua presenza in zona.

«E allora continuate a scrivere quello che state scrivendo».

Noi riferiamo solo quello che è agli atti, nero su bianco. E su questo facciamo le domande.

«E allora va bene, se c’è scritto questo allora uscirà fuori questo».

E che dice dell’incontro con Barghigiani ad Albisola?

«Cortesemente, io con lei non ci parlo, ok? E non mi chiami più, va bene? Ma in modo proprio categorico. Con me sta a posto così. Non mi deve chiamare più, perché se usciranno fuori tutte queste cose va bene. Se uscirà fuori il contrario, lei mi dovrà chiamare solo per una cosa, per chiedermi scusa. Non per altre cose».

Noi facciamo cronaca. Lei in questo momento è indagato e noi scriviamo che è indagato. Se ne uscirà pulito, ne daremo conto.

«Bravi, e continuatelo a scrivere. Perché giustamente io sono indagato e giustamente dovete continuarlo a scrivere. Che cosa mi chiamate a fare?».

Per sentire la sua versione.

«Io non devo spiegare niente a nessuno. Il Padre eterno spiegherà la verità e le bugie. Io non devo spiegare niente a nessuno. Soprattutto voi che state a scrivere cose che sono giuste per voi. E l’Ascoli pensasse a fare una squadra per fare la Serie B… (lapsus, ndr) per fare la Serie C e vincerla, perché sennò non la vince manco l’anno prossimo».

Qui non lo diciamo noi che il Teramo ha comprato la partita, lo dicono la Dda e la procura di Catanzaro, lo dice il procuratore federale Stefano Palazzi. E ci sono le carte. Certo, poi saranno i giudici, ordinari e sportivi, a decidere.

«Beh, se lo dice Palazzi, crediamogli a Palazzi. Ma poi vedremo quello che succederà. Io oramai in questo mese e mezzo ne ho subite veramente di cotte e di crude. Ci sono le carte, le carte ci sono e speriamo che… Da un lato, vi dico la verità… mi ‘sciampo’ dal calcio (in caso di condanna lascerebbe il calcio, sembra di intuire, ndr). Ed è la cosa di cui sarei felicissimo perché è meglio. Da un altro lato per i tifosi, per le persone serie, che ci credevano, per me stesso spero che tutto possa… capito?».

Passiamo a Di Giuseppe, la sua azione per la combine è chiara.

« Ma a me di Di Giuseppe…».

Qui Campitelli si ferma all’improvviso. «Va bene, ci sentiamo a breve, vi saluto». E attacca il telefono.

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