"Io, l’inventore della pizza a Fano: cinquanta lire per la rivoluzione"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

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Fano, 28 marzo 2016 – Chi ha portato la Pizza a Fano? Franco Copparoni, 84 anni ben portati, fanese doc (anche se nato ad Ancona). «Nel 1947 – racconta – subito dopo la guerra, ero andato a Milano a lavorare nei negozi Motta. Mi piaceva fare il pasticcere, ero affascinato da questi forni, da dolci e pasticcini. Nel ‘52 torno a Fano e mi metto proprio: o nel settore della plastica che era agli inizi o nella ristorazione. Un giorno leggo che al ricevimento di Liz Taylor al Waldorf Astoria gli invitati lasciano caviale e champagne per gettarsi su una specie di catering che sfornava pizza. Una fulminazione. Siccome avevo un fornetto a legna e avevo visto a Milano Pizza Di Gennaro, ho aperto al Lido, di fianco all’Hotel Astoria la mia prima pizzeria. Cioè, pizza napoletana al piatto. Un successo. La pizza costava 50 lire, che allora non tutti potevano permettersi di spendere, ma la voce si sparse subito. Venivano da tutte le parti. Gli altri operatori mi guardavano di traverso. Lungo la costa c’ero io, l’Eden Rock e Michelino a Cattolica. E basta. L’anno dopo, il ‘53, apro una pizzeria in centro, in via Montevecchio, dietro al negozio di Fiacconi, le pareti del locale sono disegnate da un grande artista fanese: Vittorio Corsaletti. Nel ‘60 mi sposto in via De Amicis dove rimango fino all’’82».

«DA FRANCO» in via De Amicis segna una svolta epocale nel concetto di ristorazione ma anche nella vita notturna cittadina…«Il locale per l’epoca era veramente innovativo e poi si tirava sino a tardi, due aspetti che non erano così frequenti. Il boom lo ottenni quando nell’estate del ‘65 aprii il ristorante a Torrette di Fano, statale Adriatica, prima della vecchia chiesa, dove è ancora oggi. Ristorante e pizzeria un abbinamento indovinato e poiché io ero riservato vennero i big: Mina, Walter Chiari, Jonny Dorelli, Gino Paoli, Domenico Modugno, attrici come Carmen Russo, Maria Grazia Buccella, giocatori come Pierino Prati, artisti come Edgardo Mannucci e Alberto Burri e poi Peppino di Capri, Cristian De Sica e altri».

La pizza più strana? «Quella con gli spaghetti, la carbonara con la salsiccia. Devi sapere che il successo era dovuto al fatto che la pizza faceva da primo e da secondo piatto, era ed è ancora oggi un pasto completo». Ma il segreto di una buona pizza qual è? «La qualità degli ingredienti, ma principalmente saperla fare. Le prime volte la pizza mi si attaccava al forno. Ad esempio di cinquanta ne salvavo 7 o 8. Un giorno un signore mi osserva per un’ora buona e poi mi fa: guarda, per cuocerla devi fare così. Non me se ne attaccò più una. Con me hanno lavorato Giuseppe Bartolucci, Giorgio Sanna, Orfeo Radi (del Florida ndr), gente in gamba». Quando finì l’avventura? «Nell’88. Mia moglie, Italia Belogi, da oltre 50 anni sempre insieme, grande cuoca, quando le dissi che quell’anno avevamo battuto tutti i record, mi rispose: sì, ma anche dei guadagni? Feci due conti, aveva ragione. Dopo quattro ore avevo venduto tutto».

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