Islamabad-Macerata: la rotta dell’eroina

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Macerata, 16 settembre 2015 – Trovare un cliente insospettabile, convincerlo a farsi indirizzare un pacco dal Pakistan con qualche scusa e la promessa di soldi e un discreto quantitativo di eroina, e poi andarlo a ritirare in tutta sicurezza. Era il sistema ideato da quattro pakistani e un tunisino, che per mesi si sono riforniti di chili di eroina da rivendere in provincia. Ora i cinque sono in carcere, ma l’operazione condotta da Squadra mobile e Finanza di Ancona «dimostra ancora una volta – ha commentato il procuratore capo Giovanni Giorgio – che in provincia la droga scorre a fiumi. Per fortuna qui non ci sono gruppi di criminalità organizzata, c’è però una sorta di libero mercato criminale per italiani e stranieri. Chi spaccia qui trova un fertile mercato, perché evidentemente c’è gente che consuma in modo significativo le sostanze stupefacenti».

Le indagini partite da Islamabad, in Pakistan, hanno portato in carcere Shoaib Ullah, 30 anni, residente a Macerata, Walid Gharsellaoui, 26 anni, anche lui residente in città, Gohar Zaman, 42 anni, residente a Montegranaro, Walayat Khan, 50 anni, residente a Monte San Giusto, e Khan Ziaur Rehman, 32 anni, residente all’Hotel House di Porto Recanati. La base operativa però era un casolare di Potenza Picena. «L’indagine è partita dalle segnalazioni della Dea americana, della polizia tedesca e di quella inglese, inviate alla Direzione centrale del Servizio antidroga del ministero dell’Interno. La prima notizia riguardava l’arrivo dal Pakistan di pacchi contenenti borsette, nelle quali erano nascosti quantitativi significativi di eroina. Da Islamabad partivano diverse spedizioni del genere, dirette agli Stati Uniti, ad altri paesi europei, e per l’Italia solo verso Macerata». Un pacco è stato intercettato, e a ritirarlo, il 27 giugno all’ufficio postale di Corridonia, sono andati i maceratesi Maurizio Paggi e Cristina Tognetti.

Dentro c’erano 5 chili di eroina, pura al 60%: se ne potevano ricavare 140mila singole dosi. Fermati dalla Squadra mobile, i due hanno spiegato chi aveva proposto loro di fare da destinatari per la spedizione, un loro spacciatore. Oltre al pacco di giugno, ne avevano fatti arrivare altri tre, cioè in totale 18 chili di sostanza, in cambio di 7-800 euro e 30-40 grammi di eroina per volta. Grazie ai nomi fatti dalla coppia, Ullah e Gharsellaoui, si è arrivati agli altri. Tra l’altro, il 4 luglio viene arrestato, in un albergo civitanovese, un belga-tunisino: arrestato più volte era sempre tornato a spacciare qui. Alla polizia, l’uomo fa altri nomi di pakistani che rifornivano di eroina la provincia. Nomi che ritornano quando, il 25 luglio, arriva un’altra segnalazione di un pacco in arrivo dal Pakistan. Stavolta lo segue il Gruppo operativo antidroga della Finanza di Ancona.

Il pacco (6 chili di eroina) viene consegnato a Civitanova, a una prostituta dominicana, Fautina Azcona. Alla Finanza la donna racconta di essere stata convinta da Ullah ad accettare quella spedizione: si trattava, secondo lei, di vestiti. Alla consegna del pacco, lei doveva avvertire un pakistano che lavora in un kebab, Khan, che poi avrebbe informato Ullah. Il giorno dopo l’arrivo, Ullah va dalla dominicana, prende il pacco e però esce a mani vuote, dopo averlo nascosto nel palazzo. Poi i pakistani arrivano in auto, e i finanzieri li vedono indicare a un altro connazionale il punto in cui era il pacco. L’uomo lo ritira, e viene arrestato. Ora per tutto il gruppo è scattato l’arresto, confermato ieri mattina anche dal giudice Domenico Potetti, che ha interrogato i cinque in carcere a Camerino. Tutti hanno detto di essere innocenti, ma non sono stati creduti. A casa di Zaman, per dire, sono stati trovati 10.500 euro in contanti, e aveva appena comprato un’Audi A3 per 25mila euro. Eppure lui risulta disoccupato. Tutti e cinque sono in regola con i documenti.

Paola Pagnanelli

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