Italiani più ottimisti ma retribuzioni ai minimi dal 1982

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FONTE ANSA.IT – Istat, italiani più ottimisti ma scendono retribuzioni. Il 55% lavoratori ha contratto scaduto

Pochi i dati positivi secondo l’Istat. L’unico conforto arriva dai prezzi

Italiani più ‘ottimisti’ a gennaio 2015. Secondo una rilevazione dell’Istat l’indice di fiducia dei consumatori supera la soglia cento (a 104,0 da 99,9) ed è ai massimi da 6 mesi. Ma ancora meglio va per le imprese (a 91,6 da 87,6), che nel complesso segnano il livello più alto da settembre 2011 (grazie alla spinta del settore relativo ai servizi).

Crescono anche le retribuzioni contrattuali, ma – rileva l’istituto – si tratta della variazione più bassa dal 1982.  Le retribuzioni orarie nella media del 2014 sono salite solo dell’1,3%. Di anno in anno quindi l’Istat non fa che aggiornare il minimo storico (nel 2013 la crescita media era stata pari all’1,4%). Un minimo che riporta gli stipendi indietro di almeno 32 anni, il tempo di una generazione.

Sul dato pesa il comparto della Pubblica Amministrazione, dove i contratti sono bloccati dal 2010 e lo saranno anche per tutto il 2015.L’unico conforto arriva dai prezzi, che sono saliti ancora meno delle retribuzioni (+0,2% nel 2014), con ripercussioni positive sul potere d’acquisto.

Tuttavia si tratta di un gioco al ribasso, dove la capacità di spesa aumenta esclusivamente grazie a un’inflazione praticamente piatta. Analizzando i singoli comparti, l’Istituto di statistica rileva “aumenti significativamente superiori alla media” per le retribuzioni di chi lavora nei settori delle telecomunicazioni (3,5%), della lavorazione della gomma o della plastica (2,9%), mentre crescite vicine allo zero si riscontrano nell’edilizia (0,5%) e nei trasporti (0,6%). Nulla si muove invece per il pubblico impiego. Guardando solo a dicembre, i salari risultano fermi su base mensile, mentre salgono appena dell’1,1% in termini tendenziali.

A dicembre si allunga anche l’attesa media per vedersi rinnovare il contratto, i lavoratori a cui è scaduto devono aspettare, prima di vederselo ‘aggiornato’, 37,3 mesi, ovvero oltre tre anni (32,2 a dicembre del 2013).

Sono circa 7,1 milioni i dipendenti in attesa di rinnovo di contratto, un dato sul quale pesa il blocco degli statali (2,9 milioni di lavoratori).Quanti lavorano in base a un contratto scaduto sono quindi la maggioranza, il 55,5%

Guardando a tutto il 2014, spiega l’Istat, complessivamente sono stati recepiti 17 contratti, corrispondenti a poco meno di due milioni di lavoratori. Tutti i rinnovi del settore privato, precisa l’Istituto di statistica, hanno una durata triennale sia per la parte normativa sia per quella economica, come previsto dal nuovo modello contrattuale in vigore dal 2009.

I rinnovi più rilevanti per numero di lavoratori coinvolti sono quelli dei comparti dell’edilizia (oltre 600 mila dipendenti), dell’agricoltura (oltre 300 mila) e dei tessili, (circa 250 mila).

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