La cacciatrice di evasori e taroccatori: "I cittadini sono le nostre sentinelle"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Macerata, 30 gennaio 2015 - «Sono sempre di più i cittadini che ci segnalano casi di evasione fiscale. E non parlo di delazioni anonime, alle quali non diamo seguito, ma di segnalazioni qualificate, cioè circostanziate e precise che ci consentono di agire». Maceratesi in versione sentinelle, dunque, nella descrizione che ne dà il capitano Diana Campanella, comandante 27enne della Guardia di Finanza di Macerata. E’ reduce dalla conclusione della maxi inchiesta sugli imprenditori di Sforzacosta che insieme a tre cinesi avevano messo in piedi un’organizzazione che macinava milioni di euro, trasferiti poi in conti correnti di San Marino, vendendo borse cinesi spacciate per made in Italy e attraverso una colossale evasione delle tasse, dei dazi doganali e dell’Iva.

Capitano, generalmente l’illegalità viene collegata alle imprese straniere, in particolare cinesi. E invece spuntano uno dietro l’altro casi di aziende locali.
«Noi lavoriamo molto sul fronte del falso made in Italy e della contraffazione. Ed effettivamente ci siamo imbattuti in indagini che hanno riguardato imprenditori italiani. Non solo quelli di Sforzacosta, ma anche la maglieria di Treia che produceva di tutto e di più con falsi marchi prestigiosi come Louis Vuitton e Gucci. La cosa importante, dal nostro punto di vista, è non fermarsi al sequestro, ma fare il passaggio successivo per capire quale sia il collegamento con l’evasione fiscale, perché quando si produce merce contraffatta, molto spesso si finisce inevitabilmente per vendere in nero. Il maglificio di Treia, appunto, era un evasore totale».

E dove finiscono generalmente i prodotti contraffatti?
«Se i marchi falsi sono molto noti, solitamente nei mercati. Ma nei casi che abbiamo seguito, facciamo verifiche per capire se i prodotti sono finiti illecitamente anche in un mercato paracommerciale, cioè nei negozi. Quanto alla pelletteria di Sforzacosta, che non proponeva marchi famosi ma ‘solo’ falso made in Italy, borse e cinture erano molto vendute e apprezzate soprattutto dai turisti stranieri di località del nord, per esempio al confine con la Svizzera, o a Rimini».

Come dobbiamo difenderci per evitare fregature?
«Soprattutto valutando la congruità del prezzo di vendita. Se una borsa di marca viene venduta a prezzi bassi, bisogna dubitare».

Passiamo all’evasione accertata: quali sono i numeri?
«Diverse centinaia di migliaia di euro l’anno scorso di soldi sottratti al Fisco. Uno strumento importanti per noi è il sequestro equivalente: in attesa del pagamento della sanzione, cauteliamo i beni che ha il rappresentante legale della ditta oggetto d’indagine per un importo pari alla cifra evasa».

Quali sono le categorie in cui avete riscontrato un maggiore tasso di evasione?
«Preferisco evitare di generalizzare. Basti dire che cerchiamo di modulare l’attività sulla base della zona in cui operiamo. Quanto al Maceratese, quindi, i settori principali sono la pelletteria, il tessile e il calzaturiero».

I casi più singolari?
«L’anno scorso abbiamo portato a termine un’inchiesta sui medici che firmano i certificati per il rinnovo di patenti. Abbiamo riscontrato un’evasione di ottocentomila euro, con otto medici coinvolti. Oppure il caso di un’impresa edile cui abbiamo contestato un’evasione di due milioni di euro. In quel caso, però, il rappresentante legale della ditta era una testa di legno. Per far scattare il sequestro equivalente siamo riusciti a individuare il rappresentante di fatto».

E, dicevamo, i cittadini collaborano.
«Sì, e tanto. Il problema dell’evasione ora viene percepito molto di più».



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