La Camusso scuote i Merloni: Scommettete sulla nostra Italia

Il segretario nazionale della Cgil a Fabriano davanti a mille operai. Striscione sul Comune “NO AI TAGLI”

Camusso Fabriano
FONTE IL RESTO DEL CARLINO

di ALESSANDRO DI MARCO
LA CANICOLA del caldo non li ferma. Alle due del pomeriggio il termometro segna 37 gradi e sole a picco sul ‘fontanone’ di Fabriano, ma quasi in mille vogliono urlare la loro rabbia davanti al segretario nazionale della Cgil Susanna Camusso stipata in un palchetto per proteggersi dall’afa. Una clima torrido in tutti i sensi perché il colpo d’occhio del serpentone del corteo dei lavoratori Indesit che si avvicina alla sala consiliare è di quelli che colpiscono tanto quanto le parole dei rappresentanti istituzionali.
«I BENEFATTORI non sono i Merloni: loro hanno dato lavoro al territorio, ma hanno ricevuto tantissimo e soprattutto ottenuto un profitto che c’è anche tuttora». E’ il primo affondo della Camusso a Fabriano in una piazza gremita anche di operai di altre imprese locali (Best, Tecnowind) che stanno pagando assai salato il conto della crisi. «Quello che sta succedendo — aggiunge la Camusso — è quanto non deve accadere in Italia. E’ un’azienda che scommette sul fallimento del Paese perché pensa che sia meglio andarsene ora perché sente che la situazione può precipitare. Non si possono portare via gli stabilimenti e il lavoro dall’Italia quando si continua a fare utile. Ai figli di Vittorio Merloni chiediamo di scommettere positivamente sull’Italia.
Perché andare in Turchia dove in quel Paese si impedisce la vera democrazia? Fabriano oggi si sente tradita dalle promesse delle precedenti generazioni. Non siamo contrari agli aiuti di Stato alle aziende, ma solo a quelle che restano in Italia e qui investono. Chi scappa non merita niente specie se si tratta di aziende in salute e in utile. La nostra, lo dice anche la Costituzione, è e deve restare una Repubblica fondata sul lavoro e non sulle imprese».
Con il continuo sottofondo dello slogan “Maria Paola, dove sei?” ripetuto a gran voce senza sosta e diretto alla senatrice Merloni co-proprietaria dell’azienda assieme ai fratelli, anche sindaco e vescovo affondano il colpo: «Questo piano così com’è resta del tutto inaccettabile», strappa applausi dal palco il primo cittadino Giancarlo Sagramola in fascia tricolore come diversi altri colleghi giunti dai comuni limitrofi. «Non è un concetto cristiano chiedere al territorio e poi abbandonarlo», il richiamo altrettanto chiaro del presule Giancarlo Vecerrica.
ALLO STESSO MODO secche e inequivocabili le parole dai sindacati locali che surriscaldano il clima in vista del primo confronto di venerdì a Roma tra management della Indesit e parti sociali. «La terza generazione dei Merloni — afferma il segretario provinciale Fim-Cisl Andrea Cocco — sta rovinando quanto di buono compiuto dal nonno Aristide e dal padre Vittorio. La trattativa sarà dura e complessa, ma la proprietà sappia che non ci accontenteremo di portare la partita solo sugli ammortizzatori sociali. Già dal primo conclave di venerdì si capirà se ci sarà flessibilità o meno da parte dell’azienda. Qualora non ci sia la volontà di tornare indietro metteremo sùbito in azione nuove iniziative di lotta ancora più eclatanti».
A FINE COMIZIO il sindaco ha affisso sul balcone della sala consiliare del Comune uno striscione portato dai sindacati sul «no ai tagli». Il lenzuolo resterà sul terrazzino per tutta la durata della vertenza come emblematico simbolo della città aggrappata all’ultima speranza di contrastare il declino.

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