La casa del reality è un bluff. Scia di debiti e aziende beffate

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Porto Recanati (Macerata), 11 settembre 2014 – Uno strascico giudiziario rimane dietro alla trasmissione di Canale 5 «Extreme Makeover Home Edition Italia», condotto da Alessia Marcuzzi: una serie di ditte hanno infatti denunciato la società che realizza il programma, per il mancato pagamento delle fatture. Tra queste ce n’è una di Recanati, la Pepa Trasporti di Sergio Pepa, che aspetta 13.300 euro da settembre 2013. Proprio in quel periodo infatti iniziarono i primi contatti per la realizzazione della puntata a Servigliano.

Per il programma, Mediaset aveva dato l’appalto alla srl Maddol, che a sua volta aveva subappaltato tutti i lavori alla Events World Experience Limited, con sede a Malta, società che, attraverso i sedicenti amministratori Antonio Vigilante e la moglie, Arianna Vulpiani, prese accordi con artigiani e ditte della zona per la costruzione della casa. Alla richiesta di anticipi, tutti si sarebbero sentiti ripetere la parola magica «Mediaset», a garanzia della solidità dei committenti. Così, la ditta Pepa ha messo a disposizione una grande gru, per sollevare e posizionare i pannelli con cui è stata fatta la casa; la stessa società è stata chiamata anche per la puntata girata a Rieti. La Ferramenta Felicioni di Servigliano ha fornito materiali per 627 euro di materiali. L’Hotel San Marco a Servigliano, ha ospitato Vigilante, la moglie e altri collaboratori, organizzando anche un catering finale, emettendo poi fatture per 6.300 euro. Le ditte Zero Co2 e Windsolar, a Servigliano, hanno messo a disposizione tutto il materiale elettrico necessario per la casa, e anche la manodopera per un paio di giorni; sono state anche chiamate per l’altra puntata a Rieti; lavori fatturati, alla fine, per 17mila euro. Altri seimila euro sono stati chiesti da Marco Bottoni, che ha curato gli aspetti idraulici. Infine 3.700 euro era il compenso pattuito per l’imbianchino, Cristian Marian Busuioc, che con la sua ditta ha lavorato per sei giorni 20 ore su 24.

Di tutti questi, nessuno avrebbe ricevuto un centesimo. Qualcuno è stato contattato da un legale, che ha offerto un pagamento in due anni; ad altri sono arrivate solo le scuse. A qualcuno, come Busuioc, è stato detto che lavorare per Mediaset era una pubblicità che valeva più di qualsiasi somma. Il titolare della Windsolar ha anche scoperto che al Comune di Servigliano è depositata una dichiarazione di conformità di un impianto elettrico con la sua firma contraffatta. La vicenda è stata ora raccontata in una querela, che l’avvocato Massimo Petracci di Porto Sant’Elpidio ha depositato alla procura di Fermo, ipotizzando i reati di truffa e falso. 



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