La città a luci rosse. «Io, prostituta per necessità»

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Macerata, 16 settembre 2015 – Non è famosa come via del Campo, ma in questa strada vengono lo stesso in tanti a cercare il paradiso qui al primo piano. L’ombra del campanile del duomo sullo sfondo ci segue silenziosa. È mattina, orario di lavoro, giorno di mercato. Macerata è alle prese con il tran tran quotidiano quando riusciamo finalmente a trovare il portone giusto. Lei si è cautelata, noi pure: così è stato tutto un po’ più complicato. Tipica casa da centro storico. Poche scale ripide e siamo sulla soglia. La porta è aperta. «Uno però poteva aspettare fuori». La voce di una donna formosa e con la pelle ambrata ci accoglie così. Il suo è il mestiere più antico del mondo. Faccia provata dalla vita, ma rassicurante e sorridente, capelli raccolti in una nuvola di trecce, short e canottiera. Sull’unico mobile davanti all’ingresso lo spray al peperoncino, una sorta di monito. C’è poca luce, le tapparelle sono tutte abbassate, spazi angusti e arredamento spartano. Nell’unica camera che riusciamo a vedere c’è un letto matrimoniale e una televisione che manda un video hard. «Cosa volete fare?», ci domanda lei. «In realtà siamo venuti per capire se è possibile organizzare un addio al celibato», rispondiamo noi. Il ghiaccio è rotto, entriamo. «Vogliamo fare una sorpresa a un nostro amico che si sta per sposare, possiamo portarlo qui?» «Non mi capita spesso, ma ditemi come volete fare». «L’idea è di fare cena e poi di venire qui».

Dobbiamo fissare un orario?

«Sì, così almeno mi preparo – risponde la donna –. Di solito lavoro dalla mattina presto fino alle 19.30. Ho un bel giretto di persone per bene, che vengono spesso di mattina oppure il pomeriggio presto. C’è gente che scappa dalla moglie e le dice che va a lavorare e invece viene da me. C’è gente che lascia il furgone con le quattro frecce qui davanti. Ma non ci sono problemi se ci organizziamo».

E il prezzo?

«Non lo so, ditemi voi quanto mi potete dare e poi vediamo che si può fare, ci veniamo incontro. Non sono una ragazza dura. Tra chi lo ha sempre fatto e chi ci diventa c’è una bella differenza, io lo sono diventata, perciò sono un po’ più umana. Cioè voglio dire che chi parte già con questa idea e non lo fa per bisogno si comporta in tutt’altra maniera. Io non chiedo cifre esorbitanti, non mi serve».

E quant’è la tariffa base?

«Ai clienti abituali faccio 50 euro, non ho bisogno di chiedere di più, perché quando uno sta bene lascia anche la mancia. Però lavoro anche con i massaggi, in tanti me li chiedono e ho tutta l’attrezzatura. Per un massaggio completo faccio 80 euro, ma dura 40 minuti. Poi dipende anche dal tempo che uno resta qui, basta che mi avvisate».

Lei da dove viene?

«Dall’America Latina».

Non stava bene là, come mai hai iniziato a fare questo lavoro?

«Che volete che vi dica, è difficile dire se si sta meglio o peggio. Ho fatto quello che dovevo fare. Sono arrivata qui da ragazza e ho fatto la barista per undici anni. Poi abbiamo venduto il locale e il mio ex si è portato via i soldi che mi doveva».

E lei cosa ha fatto?

«Sono tornata a casa, in America, perché stavo malissimo e non avevo più niente per vivere. Poi mia cugina mi ha detto: ‘Vieni ché sei una brava barista, vuoi che non trovi un lavoro?’ Ma quale lavoro, ho mandato 36 curriculum, ma non ho trovato niente di niente. Così sempre mia cugina mi ha detto: ‘Perché non fai il lavoro che faccio io’. E mi sono messa a fare questa cosa, non sapevo da dove iniziare. In poco tempo c’era una fila che arrivava a Porto Recanati, gente, gente, gente. Anche otto al giorno». Adesso come va?

«C’è la crisi, ma io ho il mio giro e mi accontento, non voglio la fila. Mi sono organizzata, lavoro solo per appuntamento, così quando uno viene qui sta tranquillo. Non sono come molte ragazze, in fondo avete scelto bene. Le altre vi avrebbero già cacciato».

Tra i suoi clienti quindi c’è gente sposata?

«Sì, tanti sposati, anche fidanzati. Parlo di medici, rappresentanti, gente importante del tribunale, avvocati. Ho un bel giretto, se vi facessi vedere il telefono con i nomi potrei fare un disastro. Preferiscono me alle ragazzine».

Quindi cercano anche discrezione, c’è altra gente che vive nel palazzo?

«Qua sono solo in due. Mai cercare una casa con gente del posto dentro, altrimenti non verrebbe nessuno. L’appartamento si cerca più o meno così, al piano terra per non avere problemi».

Il proprietario di casa sa che lavoro fa?

«In cinque anni ho lavorato in quattro case, ma non ho mai saputo chi era il proprietario. Vado direttamente con l’agenzia. L’ultima mi sa che mi ha beccato, ma sanno che l’affitto glielo pago sempre».

Per quanto andrà avanti?

«Penso che questo sarà l’ultimo anno; se non questo, il 2016. Negli ultimi anni ho fatto un po’ di investimenti, non ho liquidi, è per questo che sono qui. Ho comprato appartamenti che affitto nel mio Paese, e prima o poi partirò per tornare là».

Giovanni De Franceschi

Giancarlo Falcioni

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