La combine alla canzanese

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Ascoli, 23 agosto 2015 - QUANDO si scontrò con Gianni Lovato per l’affare Pacilli-Corapi, Ercole Di Nicola un giorno disse: «Sto nel mondo del calcio da vent’anni, sono arciconosciuto e rispettato da tutti». Purtroppo diceva la verità, perché personaggi come lui, maneggioni che hanno sempre il numero di telefono giusto da chiamare, che sanno sempre a chi chiedere e dare una mano, sono effettivamente rispettati e invidiati nel calcio, dove le mezze figure emergono su tutti, dove gli sbruffoncelli come l’ex ds dell’Aquila decidono le sorti delle partite senza essere né centravanti né portieri. Ercolino era l’uomo ovunque, il faccendiere de noantri, il perno della combine alla canzanese. Marcello Di Giuseppe è stato il suo compare almeno una volta, per Savona-Teramo: lui un po’ meno scaltro ma sempre abbastanza a suo agio, irresistibilmente comico in quelle conversazioni cifrate in abruzzese che se si potessero sentire diventerebbero il tormentone dell’estate. L’illecito sportivo in versione rosetana va oltre ogni interpretazione giurisprudenziale e raggiunge vette che solo Oronzo Canà e il suo presidente avevano toccato. Il presidente, a proposito. Luciano Campitelli. L’uomo dei biscotti, l’imprenditore brillante che ha conquistato Teramo a suon di campionati vinti. Un eroe, ecco. A Teramo è un eroe, come ha detto il suo avvocato Eduardo Chiacchio scandendo le parole al processo.

SECONDO i giudici del tribunale federale, Campitelli si è fatto tascinare da Di Giuseppe nella melma della combine, e alla fine avrebbe messo a disposizione i soldi. Al di là della partita comprata e della condanna di primo grado, fa rabbia il fatto che Campitelli l’eroe si sia scagliato contro l’Ascoli e gli ascolani in una guerriglia senza logica, se non quella di trasformare se stesso in vittima agli occhi dei teramani. Molti dei quali credono davvero alla storia della battaglia tra le due sponde del Tronto, senza aver capito che non esiste complotto, non esistono dietrologie, ma solo intercettazioni, riscontri e indagini. E non hanno capito che gli ascolani sono vittime dei taroccatori come lo sono loro, con la differenza che al di qua del Tronto probabilmente arriverà il giusto risarcimento, mentre al di là non arriverà niente. Quando anche l’ultimo verdetto della giustizia sarà stato emesso, il calcio, tifosi in primis, deve essere capace di isolare i colpevoli. In un modo solo: mandandoli al diavolo, una volta per tutte.

 

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