La Croazia trivella e sbarra il passaggio ai pescherecci

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Fano (Pesaro e Urbino), 5 aprile 2016 – È allarme nella marineria fanese per la decisione presa dalla Croazia di chiudere un largo tratto di mare Adriatico alla presenza di pescherecci italiani, per poter effettuare delle trivellazioni. La denuncia viene dalla stessa Associazione armatori della Pesca di Fano, che in una nota si dice preoccupata per il divieto che è stato fatto pervenire dal Comando generale del Corpo delle Capitanerie di Porto del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti a tutto il ceto armatoriale dell’alto e medio Adriatico.

In pratica si stabilisce il divieto di pesca in un ampio tratto del mare Adriatico, compreso tra Ravenna e la penisola dell’Istria, che la Croazia, con una comunicazione alla Commissione Europea, ha dichiarato zona economica esclusiva con l’obiettivo di installare trivelle per la ricerca di idrocarburi.

Nella circolare ministeriale si aggiunge, inoltre, che non vi dovranno essere più futuri passaggi nelle zona, per evitare azioni repressive (fermo di pescherecci) da parte delle autorità croate.

«Se venisse confermato questo divieto non solo di pesca, ma addirittura anche di transito – ha detto Claudio Giorgi, presidente dell’Associazione Armatori Pesca di Fano – saremo fortemente preoccupati per il futuro della pesca alturiera Adriatica in quanto quella zona di mare costituisce un ampia zona al centro dell’Adriatico di particolare interesse per la pesca, sfruttata da decenni dalle flotte del sud del Veneto, dell’Emilia-Romagna e del nord delle Marche. Appare immotivato, se venisse confermato, anche il solo divieto di attraversamento dell’area che non ha alcuna logica di conflitto con le piattaforma estrattive che la Croazia sta costruendo».

Fano dunque, ma anche Rimini, Cesenatico e altri porti dove fanno base motopescherecci che effettuano la pesca d’altura (o «de foravia» in dialetto) sarebbero piuttosto danneggiati da questo provvedimento, visto che, stando in mare per alcuni giorni alla settimana, pescano al largo e si spostano in zone diverse.

Per l’associazione degli armatori fanesi la preclusione di pesca in questa zona avrà come conseguenza il concentramento della pesca nelle più ristrette fasce costiere, maggiormente sensibili perché vocate alla concentrazione delle forme giovanili della fauna ittica.

«Vogliamo che al più presto ci vengano fornite delle spiegazioni – dice Giorgi, armatore che ha i motopescherecci d’altura – e per questo abbiamo chiesto un incontro urgente al Ministero e in Regione sulla questione, altrimenti ci vedremo costretti a intraprendere azioni di protesta. Anche da noi ci sono in ballo posti di lavoro e redditi di famiglie di pescatori».

s.c.

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