La guerra dei vongolari, tensione davanti alla Capitaneria

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Ancona, 1 marzo 2016 – Sono andati dritti verso la sede della Capitaneria di Porto, spinti dalla rabbia per la situazione in cui versano, che li vede soggetti a continue sanzioni e punti di penalità sulla licenza. Così, ieri mattina intorno alle 11, un centinaio di pescatori delle cinque marinerie marchigiane (Ancona, Pesaro, Fano, San Benedetto del Tronto e Civitanova Marche) si sono presentati davanti al cancello d’ingresso della sede della Guardia Costiera, lungo la banchina Santa Maria del porto. Qui, hanno iniziato a premere contro il cancello per poi sfondarlo riuscendo ad entrare. Un gesto dettato dalla disperazione, e comunque non condiviso da tutti per il modo violento utilizzato. 

Diretti all’ingresso del centralino, è nato un tafferuglio che ha visto l’intervento anche della polizia e dei militari dell’Esercito insieme agli uomini della Digos. Un telefono cellulare, poi restituito, è stato preso invece ad un militare della Capitaneria. Momenti di tensione durante i quali sono volati anche schiaffi e spintoni, che sono poi scemati con l’arrivo dell’ammiraglio Francesco Saverio Ferrara che si è subito reso disponibile per un colloquio con i portavoce dei pescatori che lamentavano le continue sanzioni che gli venivano inferte con «eccessiva fiscalità».

Una volta conclusosi l’incontro tenutosi a porte chiuse, dopo circa un’ora dunque lo stesso ammiraglio è giunto tra i pescatori, radunandoli e spiegando di aver capito i motivi di quella protesta e assicurando: «Mon maglie più morbide ma maggior comprensione, ovviamente vivendo sempre nel rispetto della legalità». Più ‘elasticità’ dunque nei controlli in mare e meno ‘fiscalità’, ma sempre rispettando ciò che dettano le leggi europee e italiane, queste ultime «ancora più aspre» secondo i pescatori. Tensione e scontri che non si erano mai verificati prima in questa maniera, «ma adesso la misura è colma» hanno urlato i pescatori. «Questa – ha detto poi con toni pacati uno dei portavoce, Alessandro Giorgetti, comandante del Destriero – è gente che lavora in mare, che esce di notte con il freddo e la nebbia.

Che ha famiglie da mantenere: la propria e quella degli equipaggi. Non possiamo rimanere a terra perché si riscontrano ad esempio degli errori sul ‘giornale di bordo’ che viene scritto cercando invece di essere il più precisi possibile». Momenti di tensione scoppiati a causa della disperazione di chi vive il mare con mille difficoltà e si trova «a combattere con leggi sempre più severe e meno comprensive nonché sanzioni che ci portano quasi a voler smettere un mestiere che facciamo con passione e serietà da generazioni». Successivamente alle parole dell’ammiraglio, i pescatori si sono allontanati con la speranza «di poter lavorare in condizioni più umane».

 

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