La lettera di un operatore del 118: «Mangia un’albicocca e smette di respirare»

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Ascoli, 24 giugno 2015 – Continua la battaglia degli operatori del 118 per non far chiudere la centrale operativa. Pubblichiamo integralmente un intervento pervenuto in redazione:

«Si è parlato tanto, in questi giorni, della centrale operativa 118 Piceno Soccorso, cuore e mente del sistema di emergenza, ma forse non a tutti i lettori, confusi dalle tante versioni fornite delle diverse parti in causa, è chiara l’importanza che riveste nella catena del soccorso. Sono le 15:30 di un giovedì pomeriggio quando giunge alla centrale 118 di Ascoli Piceno una richiesta di soccorso da un paesino in provincia di Fermo. Dall’altra parte del telefono un uomo chiede disperatamente aiuto per la moglie di sessant’anni che, mentre stava mangiando un’albicocca, improvvisamente è diventata cianotica, ha perso conoscenza ed ha smesso di respirare. L’infermiere che gestisce la chiamata capisce subito che si tratta di un’ostruzione delle vie aeree da corpo estraneo ed è da questo momento che inizia una corsa contro il tempo per salvare quella vita.

Fortunatamente gli infermieri sono tutti e tre alle postazioni telefoniche perché grazie a Dio in quel momento non ci sono interventi in corso sul territorio di Ascoli Piceno pertanto chi ha ricevuto la chiamata può contare sull’aiuto degli altri due operatori per gestirla al meglio, anche di quel terzo infermiere preposto quel giorno all’uscita sul territorio che dal primo luglio non sarà più in centrale, ma in una sala di pronto soccorso.

Un cenno da parte dell’infermiere che sta gestendo la chiamata fa capire agli altri operatori che ognuno deve fare la sua parte per favorire i soccorsi alla donna perché si tratta di un codice rosso avanzato. L’operatore 1 attiva il mezzo di soccorso più vicino al luogo dell’emergenza, l’operatore 2 allerta l’automedica competente per territorio mentre a te, che hai risposto alla chiamata, spetta il ruolo più difficile e più importante : restare al telefono con il marito della vittima per fornire le istruzioni pre-arrivo, ossia per spiegare quali manovre devono essere messe in pratica in attesa dell’arrivo dei mezzi di soccorso.

Sai perfettamente che tutto dipende da te, bisogna tranquillizzare quell’uomo, conquistarsi la sua fiducia, spiegargli nella maniera più semplice possibile cosa deve fare per aiutare la moglie, sperare che metta in pratica le istruzioni fornite in modo corretto. In caso contrario, dopo qualche minuto senza rianimazione, sarà inutile anche l’intervento dei sanitari del 118.

E allora, mentre i tuoi colleghi continuano a gestire tutte le altre chiamate e sono in contatto costante con i mezzi che si stanno dirigendo sul posto, tu chiudi gli occhi e ti trasferisci con la mente accanto a quella donna. Ti immagini la scena, ripassi mentalmente tutte le nozioni apprese durante i tanti corsi di formazione e tutte quelle manovre che sei abituato ad eseguire quando fai interventi sul territorio, ma sei consapevole che questa volta è tutto più difficile perché non devi metterle in pratica tu, ma spiegarle ad un uomo anziano che non le ha mai eseguite in vita sua.

In centrale c’è un silenzio surreale spezzato solo dal suono dei telefoni, gli sguardi di tutti gli operatori presenti sono rivolti a te, quasi a ricordarti che ora sei tu il protagonista principale di questo soccorso e che solo tu puoi fare la differenza tra il vivere e il morire di quella donna. Anche il marito al telefono ne è consapevole e ti ascolta con attenzione. Gli spieghi con parole semplici come fare un massaggio cardiaco e una respirazione bocca a bocca e gestisci la sua disperazione nei suoi momenti di sconforto, perché sai che lui ha bisogno di te, ma tu hai bisogno di lui perché senza la sua collaborazione sarebbe impossibile salvare quella donna.

Mentre chiedi all’operatore radio quanto manca per l’arrivo dei mezzi di soccorso, la voce di quell’uomo che conta a voce alta il numero di compressioni toraciche che sta praticando alla moglie, ti arriva al cuore e ti distrugge dentro, ma devi essere forte e andare avanti. Con la voce rotta dal pianto ti chiede se si salverà, gli prometti che farete di tutto per riuscirci e per questo ti senti ancora più responsabile dell’esito del soccorso.

All’improvviso l’uomo pronuncia la frase che tutti stanno aspettando : “ecco adesso ha ripreso a respirare”. E allora ti convinci che anche stavolta ce l’hai fatta, senti al telefono le sirene dei mezzi che ormai sono prossimi all’arrivo ed allora quel “grazie di cuore” pronunciato da quel marito riempie di gioia il tuo di cuore.

Non conoscerai mai quell’uomo e quella donna, ma resteranno a lungo nella tua mente e in quella di tutti gli operatori presenti che compongono un ingranaggio che ha funzionato alla perfezione. Bravi tutti, ognuno ha fatto il suo dovere e quella donna vivrà grazie al buon lavoro svolto da noi e dal marito.

Ecco cos’è il nostro splendido lavoro al servizio della collettività, ecco cos’è la centrale operativa 118, ecco perché preghiamo chi ci dirige di non depotenziarla».



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