La riviera delle passioni

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
Il Carlino borghigiano

Pesaro, 30 novembre 2014 – Sedici alberghi strapieni per le candele. Più altri due affittati ad un convegno di macrobiotici (uno a metà con i rifugiati). Nel prossimo week end si farà fatica a trovare un letto anche verso Fano e Gabicce. E’ il turismo delle passioni, l’unico che con i nostri numeri da nicchia (10-15 alberghi aperti fuori stagione, 40-45 in estate) possiamo offrire. Un turismo faticoso, completamente diverso da quello degli anni ’60 che pure Pesaro aveva vissuto di risulta rispetto alla Romagna.

Eppure in questi decenni l’offerta alberghiera si è dimezzata. Se non si incrementa a stretto giro tutti i discorsi che facciamo quotidianamente servono a molto poco. Senza una quota significativa di camere d’albergo non si può fare turismo. E se si considera il turismo uno dei pochi settori che possono incrementare il pil del territorio non si può prescindere dal salvataggio dei posti letto, compresi quelli dei 3-4 alberghi ora chiusi, e dalla capacità diffusa del territorio circostante di offrire luoghi per queste passioni.

A costo di scontentare un po’ di pesaresi, che vogliono meno ombra sulle spiagge e più parcheggi facili da raggiungere. Si può lavorare sulla musica, ma anche sul grande patrimonio di cultura motoristica cittadina: a partire dal Museo Morbidelli con i suoi tesori privati che debbono in qualche maniera diventare pubblici. Negli anni della grande crisi si rinuncia a tante cose, ma c’è una fetta di popolazione che non vuole fare a meno delle proprie passioni. Siano a due ruote o musicali (l’AdriaticArena senza alberghi serve a poco). Siano letterarie o paesaggistiche. Da queste parti abbiamo tante cose da offrire (il San Bartolo) ma chi ha passioni cerca strutture adeguate. Senza anche il migliore marketing territoriale resta lettera morta.



I commenti sono chiusi.