L’addio a Elia. Il padre sostenuto dalla fede: «Questa è una festa»

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Macerata, 18 febbraio 2015 – «Sono molto contento che siete qui, stretti intorno alla nostra famiglia, e sono molto contento che tutti insieme facciamo questa festa per Elia».

È una festa, nelle parole di Giorgio Longarini, il funerale del figlio neanche tredicenne, che ha perso la vita per un malore improvviso sul campo di rugby domenica mattina, mentre stava giocando la partita contro la squadra di Fabriano.

Elia Longarini ha lasciato un fratello gemello, Matteo, e la sorellina, Ester, di dieci anni, entrambi presenti al funerale, che si è svolto oggi pomeriggio alle 15 al Duomo.

Una famiglia unita nella fede profonda che la mancanza improvvisa di Elia sia nei piani della volontà di Dio. Tanti i canti del cammino neocatecumenale, di cui la famiglia fa parte. Una cerimonia straziante, che però diventa una festa, perché «non resterà nel sepolcro – continua il padre, nell’ammonizione alla seconda lettura -. Come recita il salmo, il corpo è solo una custodia di un tesoro, l’anima, e l’anima di Elia è viva e vive in cielo». Si spezza, poi, la voce di Giorgio per la commozione: «un giorno, quando Dio vorrà, ci ritroveremo insieme, a giocare a rugby. Ognuno di voi che è qui – dice rivolto alla folla -, qualunque siano i vostri problemi, approfitti di questa festa, per chiedere a Dio di donarci l’amore».

Una chiesa piena, tantissimi i ragazzini e i bambini accorsi per l’ultimo saluto, molti seduti per terra, altri in piedi sui gradini, con i loro cartelloni. «Continueremo a giocare per te», è scritto con grandi lettere colorate; su un altro, della classe II D, ci sono vari disegni, tra cui quello di una chitarra, su un altro ancora hanno scritto semplicemente Elia, con un cuoricino accanto, e in mezzo il simbolo Arm, Amatori Rugby Macerata. I cartelloni sono poi stati consegnati dai compagni di scuola alla famiglia.

Le varie squadre di rugby sono venute tutte con la divisa: una platea coloratissima e uniforme. I suoi compagni di gioco hanno voluto onorarlo, nel momento dell’uscita della bara dal Duomo, con il “rito” che li caratterizza, tre volte il grido di “urrà” per Elia, «un omaggiov – spiega il suo allenatore, Giampaolo Ronconi – che di solito la squadra rivolge al pubblico e alla squadra avversaria, sia prima della partita sia alla fine. Oggi Elia è passato tra le due colonne di gente che lo hanno applaudito. E quel grido è il nostro modo per ricordarlo».



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