Lampedusa. Centinaia di morti, è un immenso obitorio. Il Papa: Vergogna

IL BORGHIGIANO 2013

Lampedusa

La più grave strage di migranti nella storia del Mediterraneo. Il Papa: «Vergogna». Oggi giornata di lutto nazionale
Silvia Mastrantonio
ROMA -IL RESTO DEL CARLINO-
SECONDO monsignor Perego, di Migrantes, nel 2013 ogni giorno un fuggiasco ha trovato la morte cercando di raggiungere l’Italia o l’Europa. Ora dovrà aggiornare la media, raddoppiando. Per la fondazione Fortress Europe, dal 1994 nel solo Canale di Sicilia sono morte o scomparse in mare oltre 6mila persone. Il 2011 è stato il peggiore, con 1.800 scomparsi. 150 al mese, 5 al giorno. Il giro d’affari per gli scafisti, o per i loro ignoti mandanti, è di svariate centinaia di milioni l’anno, con un pedaggio a seconda delle rotte, fra i 500 e i 2.000 euro. L’indignazione è alta e accomuna tutta l’opinione pubblica, che ha dimostrato di non essere insensibile. «Coinvolgiamo l’Europa», è ciò che continuano a ripetere i nostri politici. La Ue, da parte sua, risponde che i migranti che raggiungono l’Europa dal mare sono solo una minima frazione, e che comunque ha già provveduto a istituire «Frontex». È però un Ente senza mezzi, il cui lavoro è stato sinora valutare i flussi sulle rotte stagionali. Alcuni suggeriscono di pattugliare le coste del nord-Africa, altri di sorvegliare permanentemente le rotte, altri ancora di accordarsi con i rivieraschi. Ma con chi, dopo le osannate primavere?
Il Capo dello Stato ha affermato che «bisogna muoversi con urgenza». La Farnesina gli fa eco, avvertendo però che «non esistono soluzioni miracolose…». Il guaio è, purtroppo, che hanno ragione tutti e due.

«È UNA VERGOGNA». Bastano tre parole a Papa Francesco per dire tutto sulla tragedia di Lampedusa. La vergogna di 110 corpi recuperati dal mare (tra cui 4 bambini) e di altre centinaia che restano nei fondali dove li hanno raggiunti i sub dei Vigili del fuoco. E il bilancio «è destinato a salire». «Una vergogna» che si contino più vittime che scampati (155) e che Lampedusa debba far arrivare le bare da Porto Empedocle. Le salme trasferite nell’hangar dell’aeroporto perché sono troppe: il cimitero, come il centro di accoglienza, non ha più posto «né per i morti né per i vivi». Tutto si è compiuto all’alba di ieri a mezzo miglio dall’isola dei Conigli. Un peschereccio colmo di migranti —forse 500 tra eritrei e somali — è arrivato a vedere terra con il motore in panne. E loro, i profughi, nella speranza di essere individuati — i cellulari non funzionavano — hanno dato fuoco a una coperta. Un fuoco, in mezzo al mare, avrebbe attirato i soccorsi. Il fuoco, in mezzo al mare, è stato la loro fine: carburante fuoriuscito ha aizzato le fiamme, i disperati si sono istintivamente ammassati dalla parte opposta dell’imbarcazione che si è capovolta. Grida, paura, acqua fredda. Ce l’hanno fatta i giovani, quelli che sono riusciti a nuotare fino a che, attorno alle 7, sono arrivati i primi soccorsi. Gli altri, donne e bambini, sono in parte annegati, in parte sono morti bruciati nell’incendio, in parte sono rimasti incastrati nel peschereccio. Sarebbero, forse, trecento. Ora sono in fondo al mare. Ma ci vorrà tempo: fino a ieri sera i fondali avevano restituito più di una decina di cadaveri.

L’ITALIA li piange con la proclamazione, per oggi, del lutto nazionale e la raccomandazione di spiegare ai giovani delle scuole il senso di questo disastro. Il consiglio dei ministri ha deciso in fretta. La morte ha fatto piazza pulita di conferenze e incontri. La morte che il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha rovesciato addosso al presidente della commissione europea, Jose Manuel Barroso. «È una tragedia che offende l’Europa». «Mi trovo di fronte a 103 cadaveri — ha detto il ministro dell’Interno al telefono — di persone che non volevano venire a Lampedusa, non volevano fare una vacanza. Volevano andare in Europa».

COMMOSSO e, insieme, indignato Alfano è arrivato sull’isola con il capo della Polizia e vi ha passato la notte. Ha parlato di «corridoi umanitari», ha ricalcato la posizione del presidente della Repubblica sul potenziamento del sistema Frontex, ha ipotizzato filtri nei paesi di partenza dei barconi della morte, ha stretto mani e visto teli di plastica, uno accanto all’altro, a coprire poveri resti. Ha conosciuto quella «vergogna» citata dal Papa in tutta la sua interezza. E saranno sue le parole che racconteranno, al governo e alla Camera, oggi alle 13 le storie singole divenute tragedia collettiva che serviranno, spera il ministro, a muovere l’Europa. Come quella della giovane eritrea lasciata sul molo insieme ai cadaveri. Invece respirava. Ora è in Rianimazione al Civico di Palermo insieme con altri feriti. Tra tutti loro, gli scampati, c’è un tunisino di 35 anni indicato come lo «scafista». Era stato già espulso in aprile. Per lui la Procura di Agrigento ipotizza i reati di favoreggiamento dell’immigrazione, naufragio colposo e omicidio plurimo colposo. La prima «vergogna» sono i «trafficanti di esseri umani».

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