Le case cantoniere rinascono: diventeranno ostelli e ristoranti

mappa case cantonierie

Il Borghigiano Fabriano il blog delle Marche – L’Anas ristrutturerà gli alloggi di colore rosso. In provincia sono 19. LE FAMOSE «case rosse» risorgeranno presto. Una nuova vita per trasformarsi in ostelli, ristoranti, pensioni, strutture ricettive turistiche ma anche ciclofficine dopo un accurato restyling a carico dell’Anas che le riporterà ai fasti di un tempo. Un simbolo che accomuna ogni Regione d’Italia. Le Marche ne contano ben 63 di case cantoniere, di cui 19 situate sul territorio della Provincia anconetana. Anche se l’Anas conferma che nella prima tranche di ristrutturazione nessuna delle 63 vi è compresa, quelle marchigiane faranno sicuramente parte degli step successivi. Per quanto riguarda il distretto dorico, solo lungo la strada statale Adriatica ce ne sono 12. gli automobilisti dall’occhio attento le avranno di certo notate. Due si trovano a Senigallia, per la precisione a Cesano e in via Podesti, una nella vicina Marzocca, un’altra lungo la Flaminia a Falconara Marittima. 5 invece sono situate ad Ancona: una a Torrette lungo la Flaminia al civico 286, una a Torrette, sempre lungo la Flaminia 133, un’altra al Taglio di Torrette in via Metauro 74, poi a Pontelungo e l’ultima alla Baraccola. Per la cintura a sud del capoluogo ce n’è una a Osimo, una a Castelfidardo in contrada San Pellegrino e la terza a Loreto, ultimo avamposto al confine con Porto Recanati in zona Pizzardeto, proprio sulla rotatoria che divide le due Province. 7 invece si trovano lungo la statale 76 della Val d’Esino: a Fabriano in frazione Cancelli, al civico 58 di Colle Paganello e in località Santa Maria in Campo, poi una a Castelplanio alle Macine in via Clementina 43, una a Jesi in via Ancona 52 e le ultime in contrada San Benedetto a Chiaravalle e a Rocca Priora di Falconara Marittima al civico 7 di via Poiole. Sono quasi tutte diroccate, deturpate dai murales in alcuni casi, con cancelli arrugginiti e la macchia di verde incolto attorno. Poche fanno eccezione, ad esempio quella di Loreto, ben tenuta con tanto di piante di fiori rampicanti e tinteggiatura rosso pompeiano appena rifatta. Chissà cosa direbbe oggi venendo a conoscenza del maxi progetto l’ingegner Giovanni Antonio Carbonazzi, vice presidente onorario del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, che nella prima metà dell’Ottocento sentenziava: «Una strada senza cantonieri è come un ospedale senza medici». L’intero progetto terrà conto del bene culturale di prestigio che costituisce un patrimonio indiscusso. Notizia riferita da Silvia Santini IL RESTO DEL CARLINO

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