«Le magie di Duum vi stregheranno»

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
FONTE IL RESTO DEL CARLINO

Ancona, 12 novembre 2014 - Con le loro magie hanno stregato il pubblico di mezzo mondo (da Miami a Mumbai, da Francoforte a Dubai, da Beirut a Kiev, da Patrasso a Rio de Janeiro), compresi quelli dei Giochi Olimpici di Torino (cerimonia di chiusura), degli Europei di Calcio 2012 (cerimonia di inaugurazione) e del celebre Fringe Festival’ di Edimburgo. Parliamo dei Sonics, compagnia italiana di acrobati e danzatori nata nel 2001 da un’idea di Alessandro Pietrolini e Ileana Prudente, che torna nei teatri con Duum’, nuova affascinante avventura ispirata al mondo leggendario di Agharta, che vedrà gli straordinari membri della compagnia volare tra cunicoli, tunnel e grotte, con salti nel vuoto e acrobazie da lasciare col fiato sospeso. L’appuntamento è venerdì 14 (ore 20.45) al Teatro delle Muse di Ancona nell’ambito del Tuttoin1giorno Danza Festival.

Petrolini, cosa racconta Duum’?

«Racconta di un regno sotterraneo in cui gli uomini si sono rifugiati, e che ora cercano di lasciare per ritornare a vivere sulla Terra. A guidarli è un mentore, l’architetto Serafino, che guida i suoi compagni di avventura in un viaggio alla scoperta della felicità. I suoi disegni e progetti danno vita ad un susseguirsi di quadri scenici. Colori e costumi da cupi diventano più luminosi, per raccontare questa ascesa verso l’esterno, verso la luce».

Difficile per voi, abituati al cielo’, partire dalle profondità della terra?

«La scenografia ci aiuta. E’ bianca, retroilluminata, e raffigura una grotta. Poi ci sono le nostre macchine sceniche. Sono tutte attrezzature ideate da noi. Oggetti unici, mai visti, che si basano sul cerchio e sul tessuto».

Duum’ conferma la vostra formula vincente?

«Sì, c’è la danza aerea, c’è il ritmo serrato, ci sono le musiche epiche e coinvolgenti. Questo è uno show tutto italiano, autoprodotto, e appartiene a un genere che di solito viene associato a compagnie straniere. Partecipare a eventi come il Fringe Festival dimostra che ce la possiamo fare a competere con loro».

Complice anche un linguaggio internazionale’, che non ha bisogno di traduzioni…

«Sì. E’ uno spettacolo che evoca emozioni, a cui ognuno reagisce a modo suo. C’è il lato poetico, quello adrenalinico, la paura per il gesto in aria. Ma tutti possono goderne. Anche i bambini, che amano soprattutto i colori». 



 

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