Le più belle insegne d’Italia in un libro. E spunta anche la macelleria ‘Bragaia’

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Fano, 11 gennaio 2015 – Ci sono piacevoli sorprese, inaspettate, che dicono quanto Fano possa offrire e conservare per tramandare ai posteri il proprio vissuto. Anche nelle piccole cose. Come è il caso di una semplice e dimenticata insegna che è finita nientemeno che sul bel volume del designer e storico delle arti grafiche inglese James Clough dal titolo «L’Italia insegna. Viaggio fra scritte, targhe e iscrizioni dello Stivale» (Edizioni Lazy dog, pp. 247, euro 49,90) che racconta la storia del nostro Paese attraverso questa piuttosto datata ma ancora in vigore forma di pubblicità.

NEL LIBRO del ricercatore inglese, tra le centinaia di insegne prese un po’ in ogni parte d’Italia, ce n’è finita pure una di Fano, quella di «Bragaia» che si trova al Pincio, largo di Porta maggiore, a pochi passi dall’Arco d’Augusto. Si tratta di una vecchia insegna che una volta contraddistingueva un negozio di macelleria, gestito da Bragaia appunto, aperto negli anni Cinquanta del secolo scorso. «Era gestito da Guerrino Guescini e dalla moglie – dice Roberto Berloni della Gioielleria Berloni, che si trova accanto – che aveva continuato l’attività del padre soprannominato Bragaia».

OGGI, all’occhio del passante, l’insegna appare scolorita da quel rosso accesso che faceva sfoggio sopra il negozio, consumata dal tempo ed erosa dagli agenti atmosferici, ma conserva pur tuttavia quella sua originaria estetica, quella dignità, quel marchio inconfondibile. Già, perché certe insegne, come questa di Bragaia sono uniche, irripetibili, sono pezzi singoli, originali non riproducibili in serie, in quanto rappresentano, nel caso di Fano, quella e solo quella macelleria. E l’insegna dice molto di più di quello che a prima vista si potrebbe pensare.

«NESSUNA insegna è semplicemente un’indicazione» conferma James Clogh e niente è più vero come nel caso, appunto, dell’insegna fanese di Bragaia. A cominciare dal rosso scelto per le lettere che forse richiamano il colore del sangue, l’aspetto più cruento dell’attività di macelleria, e che si stagliano sul marmo bianco, ormai sporcato dalle stagioni, che fa da cornice a tutto il negozio. Ma non solo questo deve aver colpito James Clough tanto da indurlo a scattare la foto e inserirla nel libro. Un’altra particolarità, infatti, risiede nel fatto che l’insegna è scritta in corsivo, cosa piuttosto rara, in quanto la stragrande maggioranza delle insegne pubblicitarie, specie nei primi tempi, è in stampatello e anche il carattere corsivo scelto dal proprietario denota un certo desiderio di trasmettere eleganza, voluttà, morbidezza, quasi un paradigma, una suggestione della carne, oggetto primario del proprio commercio. Insomma anche le insegne, specie quelle di una volta, segnano e ci insegnano la nostra storia e il nostro passato. Non sarebbe male se qualcuno si prendesse la briga, sulla scia del libro di James Cloug, di salvare dall’oblio e dalla distruzione queste vetuste, caratteristiche, singolari insegne che a Fano ancora resistono allo sfregio del tempo e degli uomini.

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