Le storie di donne invincibili come Graziella, Anna e Zaneide

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

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Fermo, 8 marzo 2016 - Graziella aveva 26 anni e i figli piccoli quando ha avuto il primo incidente che le ha portato via una gamba. L’altra l’ha persa sempre lavorando i campi, la figlia maggiore aveva appena 17 anni e da quel momento ha ricordi confuso e dolorosi. Anna piange il marito, aveva 49 anni, era carpentiere, il colpo di una trave sul viso e sei anni di operazioni, tormenti, sofferenza, prima della morte arrivata a 55 anni. I suoi occhi sono ancora pieni di lacrime che non si asciugano più. Il calvario di Zaneide non è finito, dopo 30 anni di sofferenza con un marito che ha subito un trauma in testa, anche lui al lavoro, un dolore infinito per tutta la famiglia. Sono solo alcune delle storie che l’Anmil racconta, nell’impegno quotidiano a sostegno degli invalidi e di chi ha subito incidenti sul lavoro.

In occasione dell’8 marzo le storie sono in rosa, storie di lavoratrici ma anche di donne, mogli, madri che accudiscono e curano chi di lavoro perde la vita e la salute. Il sindaco Paolo Calcinaro ricorda che sulle spalle delle donne c’è anche la responsabilità delle famiglie, di spazi di vita da organizzare, di corse in macchina dopo il lavoro per arrivare in cucina, per prendersi cura di mariti e figli.

L’assessore Mirko Giampieri sottolinea la necessità di uno sforzo in più, per sostenere chi dopo l’incidente vorrebbe rientrare nel mondo del lavoro: «Proprio dal lavoro si acquista dignità, il nostro sforzo deve andare in quella direzion». Il sindaco di Monte Urano, Moira Canigola, ha aperto il teatro Arlecchino ad una manifestazione che l’11 marzo racconterà come si arriva a ‘Lavorare da morire’, storie e poesia dentro la vita delle donne e dei lavoratori, in un tempo di crisi che troppo spesso porta ad abbassare la guardia nei confronti della sicurezza.

Il presidente dell’Anmil, Gabriele Coccia, è instancabile sostenitore del gruppo di Fermo, parla di uno studio che è stato portato avanti per confrontare le condizioni dei lavoratori di oggi e degli anni ’50: «Molto è stato fatto ma tanto c’è da fare, la nostra associazione ha combattuto 70 anni di battaglie, anche per sostenere sopratutto le donne che subiscono violenze psicologiche e stalking».

Giuliana Nerla rappresenta il gruppo donne dell’Anmil, nel cuore i segni di un tremendo incidente che però non le ha tolto coraggio, energia, voglia di combattere: «Siamo colpiti nella fisicità e nell’anima ma non ci arrendiamo». Poi ci sono i numeri, le statistiche, ma dietro la storia delle persone, della figlia di Graziella che racconta ancora: «Io non sapevo come aiutarla, non sapevo che fare, la mia infanzia è finita così e la sofferenza non si dimentica più. Abbiamo bisogno di non essere soli, chi si trova in queste condizioni non può restare solo». Per capire il dolore bisogna attraversarlo, sottolinea Zeneide scusandosi se la voce le si spezza: «L’aiuto che ci arriva è per noi luce viva».

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