«Le torri dello stadio da buttare»

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Ancona, 7 ottobre 2014 – PRIMA della partita tra Ancona e Grosseto della scorsa settimana il patron dell’Ancona, Andrea Marinelli, è stato costretto a organizzare un intervento lampo sui riflettori dello stadio. Che con meno di 60 lampade funzionanti sulle 180 complessive mettevano a rischio lo svolgimento della partita in notturna. Ma quello delle torri faro è solo uno dei problemi dello stadio che gestisce l’Ancona. Così Marinelli si è sfogato con il Carlino, dichiarando che trascinerà l’amministrazione comunale in tribunale. Anche l’ex numero uno biancorosso Sergio Schiavoni s’è schierato a favore del presidente, così come i tifosi. Ma il sindaco si trincera nel silenzio.

ACQUA, condensa, muschio, contatti ossidati, guarnizioni da buttare, scale a penzoloni legate con il filo elettrico… Altro che vecchio: l’impianto delle torri faro dello stadio è da buttare. Il Comune ha affidato il Del Conero in gestione all’Ancona: un bel pacco dono con tutte le sue magagne. LA SCORSA settimana Raffaele Marozzi, da oltre quarant’anni esperto di impianti, dipendente Imesa e collaboratore di Sergio Schiavoni, è stato il primo a salire con la piattaforma aerea fino lassù, a 40 metri – tanto sono alti i riflettori dello stadio Del Conero – per verificare la situazione e capire come intervenire. In mezzo al vento e alla pioggia che hanno messo a rischio la vita dei tecnici. Una corsa contro il tempo per permettere all’Ancona di giocare la partita con il Grosseto.
«Di esperienza sui riflettori di uno stadio non ne ho – racconta Marozzi – ma di lampioni in stabilimenti industriali e in autostrada sì. E c’è voluto davvero poco a capire che quell’impianto, dopo oltre vent’anni al caldo, al freddo e alla pioggia, ormai è da buttare. Mi aspettavo di trovare qualche indicazione di manutenzione in più, invece… Ci sono guarnizioni distrutte e pure fuori dalla sede. E’ banale dire che se non si richiudono per bene quelle lampade, poi entra l’acqua. Lassù è tutto andato». 
NEGLI ANNI se ne sono spente tante, una dopo l’altra, fino a mettere a rischio la disputa del match. Le due torri faro che stanno dal lato tribuna sorreggono oltre cinquanta luci ciascuna, le altre due una quarantina. Grazie all’intervento della scorsa settimana ora l’Ancona ne può accendere 97 sulle 182 complessive. Poco più del 50%. Quanto è bastato per permettere le riprese Rai. Ma senza alcuna garanzia che queste lampade da 2000 watt e da 200 euro ciascuna durino ancora a lungo. La testimonianza di Raffaele Marozzi fa rabbrividire. «Abbiamo lavorato ai limiti della sicurezza, a 40 metri, con pioggia e vento e il cestello che non stava mai fermo, un bip continuo ci avvisava che in quelle condizioni non potevamo operare. Quando sono sceso l’ingegnere del Comune mi ha detto di smontare un faro per farglielo vedere. Un faro che pesa 30 kg e che sta a 40 metri. Gli ho detto: se non le bastano le mie foto salga lei.
NATURALMENTE non l’ha fatto. E poi c’è la questione degli accenditori: quando si sostituiscono bisogna metterli della stessa marca delle lampade, altrimenti non vengono garantiti i numeri di accensione e le ore di utilizzo. Ma è l’abc, lo sanno tutti. Invece lassù… un brodetto all’anconetana. E non avete visto lo stato in cui versa la cabina elettrica – conclude -, con i secchi che raccolgono l’acqua davanti ai quadri elettrici a 380 volt».
 

 



 

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