L’eredità di Giobbe per i cent’anni a venire

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Cagli, il 4 marzo 2015 – Il «fisico bestiale e la grande forza fisica e mentale» con la quale Giobbe Covatta dichiara di affrontare i numerosi impegni (in mattinata è atteso all’Università di Urbino, nei prossimi giorni girerà gran parte delle Marche) potrebbero rendere il comico napoletano immortale e consentirgli di raccontare tra cento anni ciò che succederà a questo mondo, nel frattempo prova a ipotizzarlo con lo spettacolo “Sei Gradi” che questa sera alle 21 farà tappa al Teatro Comunale di Cagli.

Archiviata l’era di Massimo Puliani, ora l’attività artistica sarà affidata a Sandro Pascucci (un gradito ritorno), il sindaco Alberto Alessandri, l’assessore alla Cultura Maria Assunta Valeri e l’Associazione Giochi Storici, tramite l’amministratore unico dell’Assam Gianluca Carrabs, ospitano al Comunale un personaggio dal valore artistico non indifferente che questa sera ricoprirà anche e soprattutto un ruolo ludico: «L’emergenza clima è sempre più drammatica e non agire è da irresponsabili. Proprio per questo abbiamo voluto promuovere questo spettacolo, per sensibilizzare i cittadini in modo tale che questa tematica non sia più argomento racchiuso nella cerchia di pochi scienziati, ma con uno spettacolo teatrale che possa coinvolgere tutti» ha affermato Gianluca Carrabs.

Decisamente più “leggero” Giobbe Covatta, che con la consueta ironia che ha accompagnato da sempre la sua carriera prova a ipotizzare l’estinzione dell’uomo nei prossimi cento anni, esattamente quando la temperatura del pianeta salirà di sei gradi. «Non ho la presunzione di credere che il mio spettacolo cambi qualcosa o lanci messaggi e soluzioni. Ciò che propongo – afferma il protagonista di Sei Gradi – è un’ora e mezzo di sana comicità che dovrebbe invitare il pubblico a riflettere su ciò che lasceremo ai nostri nipoti. Resta pur sempre il mio punto di vista, l’angolo dal quale guardo il mondo: cercherò di far divertire i presenti».

Cento anni nei quali l’uomo proverà a evitare la fine attraverso stravaganti invenzioni scientifiche, sociali e politiche, non superando il limite che attanaglia l’umanità da sempre: provare a recuperare tutto all’ultimo momento in modo disperato e improvvisato, rimpiangendo la mancata prevenzione.

«Il teatro non fornisce risposte, ma ha lo scopo di far emozionare il pubblico» conclude Covatta che apprezza molto la scelta da parte degli enti promotori di rendere gratuito l’ingresso a “Sei Gradi”.



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