L’inchino a Monachesi

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Macerata, 5 ottobre 2014 – Come la Concordia affondò per un inchino all’isola del Giglio, la maggioranza del consiglio comunale di Macerata è affondata nelle polemiche (e forse anche nel ridicolo) per un ben più prosaico inchino a Stefano Monachesi. La decisione di discutere a porte chiuse la mozione sul manager dei rifiuti ha ben pochi precedenti e rappresenta senza dubbio una sconfitta, perché ha trasformato il luogo per eccellenza del dibattito pubblico in una specie di circolo privato.

Obiettivo per fortuna fallito, perché la firmataria della mozione, Anna Menghi, vedendo come si erano messe le cose, ha deciso giustamente di ritirare il documento. L’appiglio al quale si sono aggrappati i consiglieri comunali pro Monachesi è l’articolo 5 del regolamento del consiglio comunale. Il primo comma recita così: «Le sedute sono pubbliche ad eccezione dei casi in cui la segretezza è richiesta dalla legge, o quando il Consiglio deve deliberare su questioni concernenti la sfera personale».

Che ci fosse qualcosa di strano nell’aria si era già capito durante la conferenza dei capigruppo di due settimane fa, quando Romano Mari, presidente del consiglio comunale, aveva lanciato per primo l’idea di una discussione a porte chiuse. Di fronte al no ricevuto, guarda caso è spuntata una lettera dello stesso Monachesi che si appellava proprio all’articolo 5 del regolamento. Il caso sembrava comunque chiuso. E invece, martedì scorso, Mari è tornato alla carica, mettendo al voto la richiesta di chiudere le porte.

E la linea Monachesi è passata con 13 voti favorevoli (compreso quello del sindaco), nonostante qualche defezione in maggioranza (si sono astenuti Orazi e Renis del Pd, Carlini di Pensare Macerata, Ciarlantini dei Verdi e Borgiani della Federazione della sinistra). In sostanza ha prevalso la posizione secondo cui la discussione avrebbe violato la privacy di Monachesi, che sta scontando la pena alternativa dei servizi sociali alla Croce verde (di cui era presidente, poi si è autosospeso), dopo una condanna per gestione di rifiuti non autorizzata a Genova, che si è aggiunta a quella (passata in giudicato) per la violazione delle disposizioni contro la criminalità mafiosa nell’ambito di un’inchiesta a Salerno nel 2001.

Ma la privacy, obiettivamente, c’entra ben poco. Prima di tutto perché Monachesi, da coordinatore di Sintegra, è dirigente del Cosmari, consorzio totalmente pubblico. Ma è anche di interesse pubblico sapere, come chiedeva la Menghi, se è vero che Monachesi ha firmato una convenzione col Comune per conto della Croce verde quando era già stato condannato e quindi, teoricamente, autosospeso dalla presidenza. E non c’entra con la riservatezza sapere se il Comune ritenga opportuna la permanenza di Monachesi al vertice di Sintegra dopo la condanna. Insomma, la riservatezza è stata palesemente un pretesto. I veri motivi si possono supporre, visto il legame tra Monachesi e il Pd, ma sarebbe bello se uno di quei 13 che hanno votato per lui, spiegasse perché ha contribuito a scrivere una pagina così brutta del consiglio comunale.



 

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