L’Inps blocca i soldi della mobilità «Ma io devo mantenerci i figli»

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
FONTE IL RESTO DEL CARLINO

Macerata, 8 novembre 2014 - Una «uxoria vendetta» o una legittima pretesa? Se lo domanda l’Inps che, nel dubbio, ha deciso di non pagare a una donna la somma che le spetta dopo la separazione del marito, per mantenere i due figli avuti da lui. La questione è intrecciata dal punto di vista burocratico, e dolorosa dal punto di vista pratico perché qui si tratta di persone per le quali avere cento euro in più o in meno fa la differenza. «Io sono disperata – dice lei –, non so più a chi chiedere aiuto, perché non mi viene dato quello che mi spetta»?

Protagonista della vicenda è una donna di Ripe, che già altre volte attraverso il giornale aveva segnalato le sue difficoltà. «Questa donna – spiega l’avvocato Elena Pasquali – ha uno stipendio di circa mille euro, con il quale mantiene se stessa e i due figli. Di questi, il grande si è laureato, la piccola sta finendo le superiori. La sentenza di divorzio impone al marito di pagarle 300 euro al mese, per i figli, ma ora lui è in mobilità, dunque dovrebbe essere l’Inps a girarle questa somma. Per questo ad aprile ho notificato all’istituto la sentenza con la formula esecutiva, chiedendo che le versassero la somma che spetta a lei. Ma l’Inps mi ha risposto che c’era già un altro pignoramento, e che per procedere ancora doveva essere notificata l’ordinanza di assegnazione delle somme. Io ho ripresentato un’istanza al tribunale, ma è stata dichiarata inammissibile, perché con la sentenza del divorzio è già possibile chiedere il dovuto al terzo, cioè all’Inps. A ottobre ho rinotificato tutto all’istituto, che però ha deciso di fare opposizione al precetto e di non pagare: le somme saranno accantonate, cioè non verranno versate né all’ex marito della donna, né a lei, fino alla sentenza».

L’Inps attraverso l’avvocato Italo Pierdominici, sostiene di non essere tenuto a rispettare il provvedimento esecutivo, invita i coniugi «a vedersela tra loro, non spettando all’Inps decidere in un senso o nell’altro per poi essere esposto alle recriminazioni dell’altro o dell’uno. La ex moglie, per uxoria vendetta o per legittima pretesa, pretenderebbe che Inps trattenga ulteriore quota della già misera indennità di mobilità». In sostanza l’Inps non si fida di una sentenza di divorzio esecutiva e di un precetto, e chiede una ulteriore dichiarazione dal tribunale, per questo ha avviato una causa citando la ex moglie, l’ex marito, e anche un altro creditore dell’uomo che nella vicenda non c’entra affatto. «Ma a che titolo l’Inps deve affrontare valutazioni che non spettano all’istituto – domanda l’avvocato Pasquali –? Qui la sentenza sulle somme che spettano alla donna c’è già, e semmai sarà l’ex coniuge a chiedere di ridurre l’assegno per i figli alla luce delle sue difficoltà economiche, cosa che infatti ha fatto e sarà discussa in tribunale. Ma al momento c’è una sentenza che va rispettata, e che invece da mesi viene ignorata. E intanto? Per questa donna avere i 300 euro al mese che le deve l’ex marito significherebbe poter pagare le bollette, i libri per i figli, e smettere di chiedere aiuto ad amici e parenti».

«Questi soldi per me sono vitali – prosegue la donna –. E invece l’Inps ha deciso di toglierli a me e anche al mio ex marito. Ma oltre a non darmi questa somma, l’Inps mi ha anche richiesto indietro 400 euro che mio padre avrebbe preso 12 anni fa, secondo loro indebitamente: assurdo, soprattutto considerato che mio padre ha ottenuto l’indennità di accompagnamento una settimana prima di morire, e le somme che ci spettavano non ci sono mai state date».



 

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