Lo Sferisterio 2.0 di Mandrelli. "Meno politica, largo ai privati"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

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Macerata, 8 gennaio 2016 – «Serve una distinzione molto netta tra gli organi di derivazione politica (assemblea dei soci) e gli organi gestionali dell’Associazione (cda). I privati? Sarebbe giusto che nel cda dello Sferisterio fossero presenti quanti contribuiscono in maniera importante alla realizzazione della stagione». Parole e musica di Bruno Mandrelli, consigliere comunale del Pd. Negli anni ’80, da assessore alla Cultura, Mandrelli ha vissuto in prima linea diverse stagioni liriche. Nella passata consiliatura elaborò un piano di riforma dello statuto, che però è rimasto nel cassetto. Con la Provincia ormai moribonda e i tagli, chissà che quel cassetto non debba essere riaperto.

Avvocato, quel progetto di riforma è ancora attuale?

«L’esigenza di una riforma statutaria è sicuramente ancora attuale. É probabile che il testo che venne elaborato allora possa aver bisogno di qualche aggiornamento».

Quali sono i punti ancora validi e dai quali poter ripartire?

«Credo possa rimanere anche oggi il presupposto di una distinzione molto netta tra gli organi di derivazione politica e gli organi decisionali dell’associazione. L’Associazione Sferisterio, è una delle poche realtà rimaste con poteri operativi nelle mani del sindaco di turno, che ne è anche il legale rappresentante. Servirebbe poi una rivisitazione dei profili dei soggetti che potrebbero diventare i soci dell’Associazione e dei motivi per i quali essere soci. Se la Provincia è destinata a scomparire, c’è da interrogarsi su come rinnovare la base societaria. Serve uno sguardo non solo ai privati: è meritorio che diano i contributi, ma, alla lunga, c’è sempre il rischio di una episodicità nel rapporto. Per questo potrebbe essere ripreso un ragionamento diretto con i Comuni della provincia per costruire modello più avanzato che, a parità di costi, veda nell’Associazione lo strumento di coordinamento anche dal punto di vista promozionale delle attività che oggi svolgono i Comuni».

In che modo?

«È un discorso che va approfondito, ma se penso alle grandi specificità che ci sono in provincia, uno strumento su base territoriale potrebbe avere funzione di supporto con la stagione lirica di iniziative diverse. L’ottimizzazione dei costi va benissimo, ma il punto vero è che le risorse sono poche. Per reggersi, mi sembra che la stagione sia costretta a diminuire le serate: abbiamo così un’offerta quantitativamente minore, sebbene qualitativamente sempre buona».

In passato i privati non sono stati visti di buon occhio…

«Su questo aspetto dovrebbe muoversi di più lo Stato: l’Art Bonus è una buona cosa, ma si può fare di più. In tutta Italia, nel 2015, sono stati raccolti 57 milioni di euro; non sono molti, gran parte erogate dalle banche che anche prima facevano una rilevante opera di sponsorizzazione».

Si può pensare a un ruolo dei privati nell’Associazione?

«Io ho sempre creduto che, se vengono dati molti soldi, sarebbe anche giusto che nel cda fossero presenti coloro che contribuiscono in maniera significativa».

Queste esigenze sono percepite dalla politica?

«Mi sembra i meccanismi interni dell’Associazione Sferisterio su tale aspetto non siano del tutto lineari, come se ci fosse ancora un po’ di indecisione, ma potrei sbagliare. Non vi è poi da dubitare che i conti siano in ordine come dice il sovrintendente Luciano Messi (al quale faccio gli auguri di buon lavoro), credo però che sia difficile capire l’attuale impostazione di bilancio nel momento in cui si riscontra una difficoltà nel poterlo esaminare nel dettaglio come consiglio comunale. Il Comune dà un importante contributo: sarebbe utile capire quali sono i capitoli di spesa oggi, per ragionare anche su cosa si può indirizzare il contributo dei privati: risorse finanziarie, beni o servizi».

Il sovrintendente ha fatto notare che dalla biglietteria arrivano già segnali positivi…

«Se ne prende atto con piacere. Però un problema lo vedo: se le serate da 14/16 del tempo che fu si riducono a dieci, evidentemente c’è un problema di risorse. La biglietteria va bene, ma incasserà per dieci serate, non per 14 o 16. Certo, ci sono dei costi in meno, ma – mi si permetta il paradosso – si possono fare anche tre serate e mantenere i conti in equilibrio. Però l’indotto ha bisogno di una manifestazione presente anche in quantità».

 

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