Lo spettacolo degli storni a Borgheria

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Pesaro, 9 ottobre 2014 – “Tra le rossastre nubi / stormi di uccelli neri / com’esuli pensieri / nel vespero migrar”. La celebre quartina del «San Martino» di Giosuè Carducci aleggia su di noi. Per calarsi dentro quei versi basta fare un salto di sera a Borgheria, zona depuratore. Non propriamente un luogo poetico, tra le vasche di decantazione e l’autostrada, ma gli uccelli seguono tracce che noi umani non possiamo comprendere. Per loro, quel posto, è quanto di meglio per trascorrere la notte.

Appuntamento tutte le sere a partire dalle 18 nei giorni sereni, un po’ prima se la luce scarseggia. Per un’oretta si susseguono gli arrivi. Borgheria è il dormitorio degli storni. Vi convergono da tutta la basse valle del Foglia, arrivando, con tempi cadenzati, in nuvole nere di notevole impatto visivo. Arabeschi nel cielo. Prima poche centinaia di esemplari, poi qualche migliaio, infine una massa sterminata. Saranno duecentomila, secondo una stima approssimativa.

La forza dello storno e in poche cose: nel suo essere agile, onnivoro, dunque di straordinaria adattabilità; e nel suo essere «stormo», ovvero nella struttura sociale. La massa fa forza d’urto e capacità di difesa. Quando dal vicino San Bartolo plana su Borgheria la coppia di falchi pellegrini, si assiste allo spettacolo impareggiabile del predatore in picchiata che tenta di isolare un individuo dentro la massa volubile e indistinta. E’ a quel punto che gli storni, come sardine attaccate dai tonni, diventano una cosa sola, nuvola enorme e impalpabile. Evoluzioni mirabolanti da una parte e dall’altra. E quando il falco ha cessato il suo lavoro, appollaiato sul posatoio per gustare quei trenta grammi di preda, a Borgheria torna la pace. L’agitazione si ricompone nel cicaleccio consueto tra gli alberi, finché la ombre della sera inducono tutti al silenzio.

Comandati non si sa da chi, gli storni hanno scelto per la notte un piccolo noceto. Saranno centocinquanta alberi in tutto, gravati dal peso di quella moltitudine. Per terra, guano a volontà. C’è una logica in quel sito: come fortino ideale, è recintato e presenta la visuale sgombra sui quattro lati. E, particolare non secondario, è in divieto di caccia. La casa di fianco: insignificante. L’autostrada di dietro: altra ottima barriera. Non è certo l’acustica o la presenza umana il problema per questi uccelli, che spesso si insediano all’interno delle grandi città. La vera autostrada, semmai, per loro è il vicino fiume Foglia, che si conferma ambiente di straordinaria vitalità.

Andrea Fazi, naturalista, tra coloro che hanno goduto la scena dei rapaci in caccia sugli storni, lo definisce «Universal Nature Enterteinment». «Quando gli storni si posano tutti insieme su un gruppo di alberi, senti il suono del flusso d’aria». Per godere certe sere d’autunno, basta niente: un tramonto, e un frullare d’ali nel cielo.



 

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