Lo sport come missione. "Aiuto gli altri insegnando calcio"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

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Serrapetrona (Macerata), 20 marzo 2016 – «Pensavo che nelle missioni umanitarie ci fosse bisogno solo di medici e infermieri. Quando ho scoperto che anche con lo sport si poteva dare una mano, sono partito subito e ora sto per inaugurare un campo e una scuola calcio in Albania». Francesco Dell’Erba è un bancario di Serrapetrona e un allenatore di calcio, quest’anno chiamato per i ragazzi del Camerino. Per un anno, dal 2013 al 2014, ha dovuto difendersi da un’accusa pesante, quella di essere un falso invalido che approfittava dei permessi per allenare le squadre di calcio.

Ma alla fine è riuscito a dimostrare la sua innocenza. E ora, superato quel momento difficile, può dedicarsi al suo sogno: «aiutare gli altri con lo sport». Dell’Erba ha sempre avuto il desiderio di dedicarsi al prossimo, «ma solo tre anni fa con internet ho scoperto il volontariato sportivo – racconta – tramite il Centro sportivo italiano, e mi sono iscritto subito. Ho frequentato dei corsi a Milano, che ho aggiunto al fatto di essere già istruttore di scuola calcio e allenatore Uefa B, e mi sono messo a disposizione».

Così il bancario è partito per Haiti, tre settimane in un centro dei padri scalabriniani. «Una specie di oratorio per i bambini di tutta la città. E’ stato straziante e difficile: sono dimagrito 12 chili, mangiavano riso in bianco una volta al giorno, c’erano 40 gradi, però è stata un’esperienza straordinaria. Poi due anni fa mi è stato proposto di tenere dei corsi in Albania per i ragazzi che volevano diventare allenatori, e per insegnare ai bambini. Così sono arrivato a Kucova, nel sud dell’Albania. Poi ci sono tornato a novembre, per far partire la scuola calcio, e ci tornerò tra un mese: abbiamo già iscritto più di 200 bambini». L’inaugurazione ufficiale sarà il mese prossimo, e il passo seguente sarà il campo.

«Sto raccogliendo i fondi, grazie anche a Football House e alla società sportiva di Camerino. Però mi interessa di più portare attrezzature, i palloni. Kucova è nata negli anni Trenta, quando si scoprì il petrolio. Finito il petrolio, non c’è rimasto nulla se non l’agricoltura e il commercio. In Albania le città dell’interno sono molto povere. Ma per questi bambini lo sport è qualcosa di entusiasmante. E necessario, come ho scoperto ad Haiti: per chi si ritrova senza padre e madre, tornare a giocare è importantissimo. Per questo voglio continuare con il volontariato, sacrificando soldi e ferie. Ho già un altro progetto, appena si potrà: il Tibet».

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