L’obbligo di dimora? In Comune. «Non ho casa, dormo qua davanti»

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Fermo, 23 febbraio 2015 – Lui, dopo alcuni errori pagati duramente e con il carcere, vorrebbe ricominciare una nuova vita, filando dritto, tornando a lavorare come faceva prima e abitando in una casa come fanno tutte le persone normali. Invece si ritrova con un provvedimento di sorveglianza speciale che lo obbliga a dimorare a Fermo, dove non ha un’abitazione, e quindi a pernottare all’aperto, davanti al Comune, dove ha dovuto eleggere il suo domicilio per permettere alla polizia di rintracciarlo quotidianamente.

È quanto sta accadendo a M.R., un fermano di 35 anni che sta provando a farcela, ma si trova davanti ostacoli, anche legali, al momento insormontabili. «Ho sempre lavorato – racconta – fin da giovanissimo: ho fatto il cameriere, il muratore, sono perfino riuscito ad aprire una ditta tutta mia. Poi ad un certo punto ho iniziato a bere e sono finito sulla cattiva strada. Quando ero ubriaco non ero più me stesso e per diverse volte ho violato la legge. Per questo sono finito anche in carcere a Pesaro per due mesi, ma ora mi resta da scontare solo il provvedimento di obbligo di dimora. Un provvedimento che però mi sta rendendo la vita dura». Il 35enne spiega di come avesse trovato casa a Porto San Giorgio e di come però sia stato costretto ad abbandonarla, per vivere da senzatetto, a causa di un cavillo legale legato proprio alla sua sorveglianza speciale.

«Finita la reclusione e superati i primi momenti difficili – spiega – sono riuscito a trovare qualche lavoretto, arrangiandomi come imbianchino o operaio occasionale, e quindi anche una casa a Porto San Giorgio con un affitto abbordabile e soprattutto senza versare la caparra iniziale. Tutto sembrava filare liscio, finché mi sono visto arrivare la polizia che mi comunicava l’amara realtà: non potevo essere domiciliato a Porto San Giorgio, perché la misura cautelare a cui sono sottoposto indica Fermo come obbligo di dimora. Sarebbe bastata un piccola modifica da parte di chi di dovere e avrei potuto continuare la lenta ricostruzione della mia vita, invece adesso mi trovo senza una casa».

«Non avendo una casa a Fermo – aggiunge M.R. – sono stato obbligato ad eleggere il mio domicilio davanti al palazzo municipale, dove devo trascorrere tutte le notti e farmi trovare quando passano gli agenti del servizio di sorveglianza. Qualche volta, timbrata la presenza, trovo un po’ di caldo rifugiandomi in qualche lettiga del pronto soccorso, ma in realtà sono poco più di un senzatetto. Ho ancora circa 250 giorni di obbligo di dimora, ma non potrò andare avanti così per molto». L’uomo lancia quindi un disperato appello a chiunque possa dargli una mano. «Voglio rifarmi una vita, ma per prima cosa ho bisogno di un alloggio – dice –. Alcuni di quelli che mi hanno dato fiducia, vedendomi dormire davanti al Comune come un barbone, mi hanno tolto il lavoro, ma questo non è il problema più grande. Ora la prima necessità è trovare una casa ad un prezzo decente e senza le costose caparre di 1.000 o 2.000 euro. Per il resto qualche lavoretto che mi permette di pagare un affitto basso riesco anche a rimediarlo. Aiutatemi a ricominciare, vi prego: datemi un’altra possibilità».

Fabio Castori



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