Lucio Dalla, 3 anni fa l’addio al Maestro

tmp_6986-20150301_c2_lucio_dalla-1847236919IL BORGHIGIANO-  FONTE LEGGO. IT-

Lucio Dalla, 3 anni fa l’addio al Maestro:

Lucio Dalla, 3 anni fa l’addio al Maestro: il ricordo dei fan e della “sua” Bologna
Lucio Dalla se n’è andato tre anni fa ma in un certo senso è come se fosse ancora qui. Certo, ora che si avvicina il 4 marzo, il giorno del suo compleanno, l’intensità del ricordo cresce: la sua casa di via D’Azeglio a Bologna sarà aperta al pubblico (poche centinaia di persone) e diventerà l’epicentro di un omaggio collettivo di alcuni dei suoi amici.

Dai giorni scorsi, nelle sale cinematografiche è arrivato “Senza Lucio”, il bel documentario di Mario Sesti. In questi anni, ci sono stati grandi concerti, omaggi discografici, programmi tv, il costante desiderio collettivo di ricordare un personaggio semplicemente straordinario.

La sua morte ha rivelato quanto profondamente la figura di Lucio Dalla sia entrata nella vita del nostro Paese. E non solo perchè ha firmato alcune delle canzoni più belle e importanti della storia della musica italiana. Al contrario di molti suoi colleghi, Dalla viveva una vita aperta agli altri, animato da una curiosità e una vitalità inesauribili. Coltivava passioni ed era sempre disponibile all’incontro con gli altri, giocava con l’ironia e difendeva l’indipendenza di giudizio. Aveva lottato per affermarsi e quando era diventato super famoso non aveva cambiato di molto la sua vita e le sue abitudini. Alla fine la maggior parte dei suoi fan lo considerava un idolo ma anche quasi uno di famiglia. Uno straordinario caso di empatia naturale.

Dalla era un performer sorprendente, divertente, un imbonitore, uno che duellava a colpi di gramelot con Dario Fo, faceva cabaret smontando il clarinetto ma duettava con Michel Petrucciani e i grandi della musica, firmava regia d’opera. Uno straordinario caso di empatia naturale abbinata a una rara abilità di comunicatore, affinata lungo una carriera intensissima.

Una figura così non può essere considerata solo per la sua musica ma anche per il contributo che con la sua intelligenza e il suo talento ha dato per rendere migliore il Paese. Ed è per questo che la sua morte lascia un vuoto così profondo. Ed è per questo che la sua vicenda dimostra, se ce ne fosse bisogno, quanto lavoro ci sia ancora da fare in Italia perchè le istituzioni riconoscano, con atti concreti, il valore e l’importanza della musica che chiamiamo popolare. 

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