L’Università di Urbino nella lista delle prime 500 al mondo

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Urbino, 2 ottobre 2015 – Urbino, tra le migliori università al mondo. A decretarlo è stato meno di 48 ore fa il Times of Higher Education, la prestigiosa classifica internazionale degli atenei che nel definire un totale di 800 università tra le migliori al mondo ha stabilito per Urbino una posizione entro le prime cinquecento.

«Un risultato importante se consideriamo che nella sola Europa vi sono più di 4.000 Università – conferma il magnifico rettore Vilberto Stocchi – ma soprattutto è importante se andiamo a verificare per quali ragioni l’autorevole Times of Higher Education ci ha riconosciuto un così alto valore».

Le motivazioni le ha sintetizzate Phil Baty, editor del Times Higher Education Rankings, nella comunicazione ufficiale arrivata ieri mattina in rettorato.

«Quest’anno – scrive Baty – è il dodicesimo anno che il Times of Higher Education pubblica la classifica delle migliori Università del mondo, applicando criteri rigorosi nella valutazione delle “Mission” chiave delle Università: insegnamento, ricerca, trasferimento della conoscenza e dimensione internazionale. I risultati sono utilizzati per orientare le scelte degli studenti e delle loro famiglie, del mondo accademico, dei governi. Per l’Università di Urbino essere inserita tra le 500 migliori Università del Mondo è un notevole risultato che merita di essere celebrato».

In particolare va ricordato che per la predisposizione dei rankings il Times of Higher Education ha analizzato più di 11 milioni di pubblicazioni scientifiche e ha inviato 11.000 schede di valutazione a docenti di tutto il mondo.

«Bene ricerca e capacità di trasferimento, soprattutto se si considerano i competitor che vengono inclusi nella classifica – spiega Stocchi – ma la nostra Università si è distinta per il largo accreditamento che ha riscontrato a livello internazionale. A ripagarci è stata la rete di rapporti internazionali maturata con i tantissimi e consolidati progetti nella formazione e nello scambio internazionale. Vantiamo un indice relativo all’internazionalizzazione pari all’83, dato superiore rispetto a quello di atenei mega, grandi e piccoli di riferimento secondo l’analisi aggiornata del Censis».

Il risultato è niente male se si considerano i budget che hanno colossi americani e inglesi che occupano i primi dieci posti delle migliori università al mondo. Se il Mit (Massachusetts Institute of technology) occupa il quinto posto, Harvard University è sesta.

«Solo che Harvard con 20mila studenti – osserva Stocchi – lavora in una dimensione economica da 2,5 miliardi di euro l’anno, mentre Urbino, con 15mila studenti e i suoi 80milioni di euro annui conta su un trentesimo del budget americano».

Insomma produttività alta nonostante capacità di investimento nella ricerca minimamente confrontabili. Una osservazione che, secondo Stocchi, mantiene il suo rigore anche calando Urbino nel sistema europeo e italiano.

«Nella classifica del Times sono presenti 33 Università italiane – osserva Stocchi –. Prima tra le italiane risulta la Scuola Normale Superiore di Pisa, che è 112ª nella classifica generale. Su 33 atenei italiani Urbino si piazza al diciannovesimo posto nella classifica delle Università italiane, nella stessa fascia di valutazione con altre 15 Università. Tra queste farà piacere ai marchigiani sapere che insieme a Urbino c’è anche il Politecnico delle Marche».

Insomma abbastanza per capire che se solo la politica investisse, invece di tagliare fondi all’Università, di certo i risultati sarebbero maggiori se non altro per proporzione.

«E’ necessario un cambio di passo – continua il Rettore – perché anche l’ultimo degli agricoltori, qualora dovesse eliminare spese, su tutto risparmierebbe fuorché sulla semina».

Quindi «è importante finanziare la capacità di chi può produrre innovazione perché non alimentando la capacità propositiva di un ente di ricerca come l’Università, il nostro paese si vota alla perdita di autonomia e quindi ad un aumento di costi ben superiori ai risparmi inseguiti».

Oltre all’internazionalizzazione gli altri risultati si contano per ricerca e trasferimento conoscenza.

«Per quanto riguarda il primo criterio, come già ha dato riscontro la statistica Censis, Urbino è tra le prime dieci Università statali ed è prima a livello nazionale in Scienze della formazione. Livelli di eccellenza sono stati riconosciuti per Farmacia e Farmacia industriale che ricadono all’interno delle lauree magistrali a ciclo unico e per Scienze delle attività motorie e sportive».

Di grande impatto è stato il criterio sul trasferimento di conoscenza nelle vari settori di applicazione: «Nel 2014 il Kto – conferma Stocchi – il Knowledge Transfer Office dell’Ateneo di Urbino si è dedicato, da un lato, alla gestione dei brevetti in essere nonché al deposito di nuove domande di brevetto e dall’altro al sostegno all’imprenditorialità, sia legata alla valorizzazione dei prodotti della ricerca attraverso gli spin-off, sia proveniente da studenti e laureati, o dal territorio».

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