Ma a chi serve Comi in Giunta?

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Pesaro, 7 giugno 2015 – Non sarà una passeggiata per Luca Ceriscioli, anche perché le aspettative di cambiamento sono alte e le prospettive economiche preoccupanti. Ballerebbero 140 milioni di euro nel bilancio dell’ente regione e trovarli non sarà facile, tenendo conto dei vincoli, giustamente, imposti dal governo Renzi. Bisognerebbe far dimagrire ancora la macchina (ci sono stipendi dirigenziali decisamente esagerati), anche quella della propaganda che prevede addirittura una trentina di giornalisti a tempo pieno. Insomma, prima di parlare di ‘modello Pesaro’, il governatore dovrà capire se regge ancora il modello Regione come lo abbiamo conosciuto. Oppure, come gli è già accaduto in Comune, dovrà soprattutto centellinare le spese, efficentare le strutture e ridurre la ‘mangiatoia’. UN programma tutt’altro che facile da portare avanti, sperando che qualcuno non abbia già ‘avvelenato i pozzi’ per i barbari venuti dal nord. Ma un programma che ha bisogno di chiarezza a monte, nella creazione della squadra, nella gestione politica di un ‘cambiamento interno’ al centro sinistra.

Costruire una giunta ‘normale’, composta nella quasi totalità dagli eletti, è già operazione complicata. Ma se si comincia a spostare sull’esecutivo i problemi del Pd marchigiano i danni rischiano di essere automatici. Inserire Francesco Comi non in quanto consigliere esperto, bensì in quanto segretario regionale da spostare altrove per ritrovare l’unità del partito, è un gravissimo rischio che il neo-governatore si potrebbe assumere. Dando l’idea che i problemi del Pd siano più importanti di quelli dell’ente che governa. Se Comi verrà scelto solo per la pacificazione interna sarà già il primo segnale che il cambiamento dichiarato non c’è stato.

Che tra Spacca ed i suoi ‘ceti produttivi’ e Ceriscioli e il suo partito con cooperative annesse non c’è grande differenza. E, invece, al di là degli equilibri partitici e delle inevitabili necessità politiche, il neo-governatore dovrà dare anche in queste scelte un segno di discontinuità. Un’apertura nuova. Un cambiamento reale e non solo a chiacchiere. Scelte rischiose ma a nostro parere inevitabili se non vogliamo, tra due-tre anni, ritrovarci da capo con una classe dirigente usurata dal potere fino a cadere nella trappola delle ‘spese pazze’. Il 50% di astensionismo si combatte anche così. Oppure fra 5 anni saranno ancora meno a recarsi alle urne. 



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